'Messiahaendel' a Verdi

Affascinato dal potente oratorio barocco Messiah di Georg Friedrich Haendel, il coreografo Paolo Mohovich, già fondatore del Balletto dell’Esperia e dal 2007 direttore artistico e ideatore di Palcoscenico Danza, crea uno
spettacolo, Messiahaendel che trae ispirazione dalla ricerca fatta su quest’opera che si è sviluppata su più fronti: da quello musicale, legato essenzialmente alla partitura e alle sue atmosfere cangianti, a quello architettonico scultoreo e pittorico legati all’arte rinascimentale e barocca con i suoi volumi, il vigore plastico, il gusto dominante per gli effetti prospettici e i chiaro scuri fortemente accentuati e quello spirituale presente nei versetti biblici selezionati da Charles Jennens.


Il gesto e la forma, in questo eccezionale ambiente sonoro, sono il mezzo espressivo attraverso il quale i talentuosi danzatori di Eko Dance International Project, direzione artistica Pompea Santoro, descrivono, in una scena scarna, le dinamiche prodotte da queste fonti di ispirazione.

L’oratorio Messiah è incentrato sulla figura di Gesù Cristo, trait d’union tra l’umano e il divino, simbolo della ricerca della spiritualità e della necessità per l’uomo di raggiungere la perfezione dell’armonia, ricerca che nel tempo ha influenzato lo spirito di molti artisti.

La creazione artistica nasceva infatti in risposta a un urgenza spirituale e all’assillo conoscitivo alimentato dalle nuove scoperte scientifiche che fornivano una nuova visione del cosmo.


Di scena venerdì 22 febbraio ore 21 al Teatro Verdi, quarto titolo della Stagione di Danza 2018/19 organizzata in collaborazione con FTS onlus, questo coreografia di Mohovich utilizza dell’oratorio alcuni brani che danno allo spettacolo atmosfere dinamiche date dal continuo evolversi dei vari quadri, che evocano senza raccontare e dove il linguaggio del corpo e l’ispirazione musicale si fondono per coinvolgere ed avvolgere lo spettatore nei variegati stati d’animo profondamente contrastanti che caratterizzano l’oratorio.

Non ci sono narrazioni né descrizioni dei versetti biblici, ma allusioni simboliche che conducono a un’atmosfera sospesa tra finito e infinito, tra umano e divino, tra sogno e realtà, presentando alcune immagini della storia sacra come se fossero dei quadri in un’atmosfera caravaggesca di luci ed ombre.
 

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