Mostra 'Cavalieri d’Europa nell’Ordine di Santo Stefano' all'Archivio di Stato

'Cavalieri d’Europa nell’Ordine di Santo Stefano' è il titolo dell’esposizione che sarà visitabile, gratuitamente, dal 19 novembre al 7 dicembre presso la sede principale dell’Archivio di Stato di Pisa di Palazzo Toscanelli.

Il senso dell’ esposizione non è certamente esaustivo, ma intende porre l’attenzione su un tema che ha tutti i presupposti per essere sviluppato maggiormente in futuro. La grande maggioranza dei Cavalieri di Santo Stefano provenivano dalla Toscana o da altri Stati italiani. In questa mostra ci si sofferma, invece, su alcuni nobili, originari di altri paese europei: Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Austria, Irlanda che, sin dall’origine dell’Ordine di S.Stefano, chiesero di vestire l’abito. Sarà possibile avere una panoramica delle principali casate di appartenenza di cavalieri che vollero entrare nell’Ordine, attraverso l’esposizione di stemmi e alberi genealogici che dovettero produrre per entrare nell’Ordine, contenuti nel fondo archivistico Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, conservato presso l’Archivio di Stato di Pisa.

Per essere ammessi a vestire l’abito di cavaliere, i richiedenti dovevano provare la nobiltà degli avi materni e paterni. Non sempre e non in tutti i casi le regole furono applicate in maniera rigida.

Si ritiene che la provenienza dei Cavalieri di Santo Stefano da diversi Stati, anche se in funzione 'anti infedele', crei uno spirito di solidarietà extra nazionale, in un’idea d’Europa, ante litteram, disposta a difendere valori comuni.

Il Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire venne fondato nel 1561 da Cosimo I dei Medici con l'autorizzazione del pontefice Pio IV, che, l'anno successivo, ne approvò gli statuti. Si trattava di una milizia religioso-cavalleresca, fondata sulla regola di S. Benedetto e avente come scopo la difesa della fede cattolica e la custodia e tutela del Mediterraneo dagli infedeli. Il fine e la natura particolare dell'istituzione facevano dell'Ordine di Santo Stefano, fin dalle origini, un ente speciale, completamente autonomo dallo Stato. Riservata la carica di gran maestro dei cavalieri di S. Stefano al sovrano, cui spettava anche il controllo sulla vita dell'Ordine e sui suoi statuti, per il resto l'Ordine doveva governarsi da sé. In realtà ben presto al vertice dell'istituzione venne posto un funzionario di diretta nomina ducale, chiamato auditore, alla cui autorità l'Ordine venne di fatto sottomesso. Il gran maestro, che nelle iniziali intenzioni di Cosimo I doveva soltanto esercitare funzioni di controllo sui cavalieri, per mezzo dell'auditore poté disporre a suo piacimento dell'Ordine che finì così con l'essere identificato pienamente con una delle strutture dello Stato.
L'Ordine fu presto dotato di un consistente patrimonio fondiario sparso in tutta la Toscana.
La scelta di Pisa come sede dell'Ordine è da collegare alla volontà di Cosimo I di svolgere una attiva politica mediterranea.
Abolito nel 1809, l'Ordine venne ripristinato nel 1817 dal granduca Ferdinando II nei modi e nelle forme precedenti alla soppressione napoleonica. Nel 1859 fu definitivamente soppresso dal governo provvisorio della Toscana.

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