'Del bene, del male' Spettacolo/laboratorio di Stefano Cenci a Cascina

DEL BENE, DEL MALE

Di Stefano Cenci
con la Compagnia Tardito/Rendina
e Dimensioni Parallele Teatro
Collaborazione artistica al progetto Carolina Truzzi
Scene e costumi Emanuela Dall'Aglio
Soluzioni tecniche Matteo Gozzi
Responsabile produzione Riccardo Soffritti
Regia Stefano Cenci
Produzione Dimensioni Parallele Teatro

e con la partecipazione straordinaria di ZACHES TEATRO, I SACCHI DI SABBIA, RICCARDO GORETTI, TEATRO INBILIKO

Spettacolo/laboratorio sulla fine della cultura occidentale
Spettatori in scena con altri sorprendenti ospiti

Ciò che si conosce lo strappo via, lancio tutti gli uomini e le donne in avanti con me dentro l'ignoto.
W.W.

Del Bene, del Male è uno spettacolo sulla fine del pensiero occidentale. Sulla fine del mondo per come lo conosciamo. Sulla chiusura di un ciclo, di un epoca. Non è una favola. È sotto gli occhi di tutti, da decenni.

La scena rappresenta una sala da cerimonie di uno sfarzoso palazzo. Pareti con tessuti damascati rossi, pavimenti di marmo, tende dorate e rifiniture bianche. Nell'aria una musica consolante e piacevole. La padrona di casa, algida, impassibile ma cordiale accoglie il pubblico mentre un cameriere e una cameriera sistemano il salone per ricevere gli ospiti, a ritmo con la musica e in accordo con la sua sublime eleganza: sedie, fiori, l'illuminazione, i bicchieri. Danzano, lucidano, sfiorano e preparano la festa, il capodanno, l'addio.
Lungo le pareti rosse della stanza si muove furtivo un personaggio abat-jour, in cerca perenne della sua collocazione. Altrove striscia lungo il muro un personaggio quadro. In giro per la platea cerca il suo posto una vecchia carampana con un'enorme parrucca ed il biglietto in mano. Vestita, ingioiellata si è mischiata al pubblico. Ogni tanto sussurra "Io sono pericolosa… sono misteriosa…".
Del Bene, del Male è uno spettacolo/evento strutturato per gironi. Ogni girone è caratterizzato dall'ingresso di nuovi personaggi. I primi ad entrare, con estrema lentezza, accompagnati da una musica molto malinconica, con un atteggiamento compiaciuto, superbo, tirati come fossero manichini, pupazzi, sagome ritagliate da una rivista di moda, sono personaggi degni di un red carpet, di un vernissage d'altissimo livello, una prima della Scala. È il primo gruppo di ospiti (Girone: Vivere come se non ci fosse un domani), vestiti di chiaro, elegantissimi, impeccabili. Colti, belli, parlano del bello, citano i classici, amano la vita e colgono l'attimo. Più tardi entreranno altri personaggi, ancora più nobili, aristocratici, principi e principesse, altri prelati, militari, più sgangherati, distorti, rigidi e clowneschi anche dei primi. Hanno vestiti verdi, azzurri, blu, oro, divise militari, gioielli, tanti gioielli (Girone: E la nave va). Persino il popolo è invitato alla festa (Girone della merda) vestito di nero e di marrone, con tanti inserti di pelliccia ed oro, con le facce dei buoni, ma senza esserlo.
Poi entrano i comici con scatole di cartone al posto della testa ad intrattenere gli invitati con il "piacevole rito del teatro" (Girone: Cuori di Cartone), ,
Man mano che ci si addentrerà nello spettacolo i personaggi saranno sempre più grotteschi, astratti, allegorici, fino a comporre un carnevale esilarante, infine, e straziante, che sia rappresentazione di tutta la nostra cultura e di tutte le sue declinazioni. Del nostro bene e del nostro male.
Nell'ultimo girone (Girone: le 120 giornate di Disneyland) si consumerà una festa sfrenata e orgiastica, dove il piacere, il divertirsi, il consumarsi, saranno il motore di una danza indiavolata, la fine dell'anno che si schianta con la mezzanotte, il conto alla rovescia; e sulla scena una massa di figure e figurine da red carpet, e noi poveri cristi, e le icone della nostra cultura classica e pop, da Einstein a Schettino, dalla Medea al Grande Fratello, dal politico alla soubrette alla donna delle pulizie, da Marilyn a Darth Fener, passando per Spiderman e Mao Tse Tung.
Tutti in prima classe per l'ultima tratta delle nostre esistenze, per celebrare la fine di una storia (la nostra) danzando sulle macerie di quel che siamo stati, con l'autodistruzione come mito, ed esorcizzando con il riso la paura del salto verso l'inevitabile ignoto.

 

Presso il RITROVO DEL TEATRO dalle 19.30 possibilità di apericena a 5 euro oppure cena alla carta prima e dopo lo spettacolo. (E' consigliata la prenotazioni al 348.4404671)

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