Calambrone: la 'città dei bambini' del regime

Fondato nel 1932, il terzo centro della costa pisana accoglieva le colonie estive organizzate dal regime. Dopo l'oblio del dopoguerra, l'insediamento negli anni 2000 è tornato a nuova vita

Percorrendo il viale che costeggia il mar Tirreno e che parte da Marina, una volta attraversato il centro di Tirrenia il nostro percorso termina in uno luogo che, per progettazione e obiettivi, doveva essere la sintesi perfetta tra l'ideologia futurista ed il concetto di welfare proposto dal regime fascista fra gli anni '20 e '40. Siamo a Calambrone, un centro urbano voluto e sviluppato da Mussolini per forgiare con una ferrea educazione gli italiani del futuro.

1. L'ideologia del 'nuovo italiano'

Calambrone nacque in seguito all'idea dei pianificatori del regime di chiudere la serie di insediamenti urbani sul litorale pisano, consegnando alla popolazione un luogo dove poter respirare a pieni polmoni la filosofia del regime. La grande aspirazione di Mussolini era infatti quella di costruire un sistema di welfare solido, in grado di competere per servizi e risorse con quelli ben più affermati presenti nel nord Europa.

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In questo proposito rientrava anche l'educazione delle nuove leve, tutti coloro i quali, nella mente del Duce e dei suoi gerarchi, sarebbero dovuti diventare i 'nuovi italiani' del domani. Perciò nell'Italia fascista divennero sempre più famose le vacanze collettive al mare durante il periodo estivo, nelle quali fornire ai ragazzi e alle ragazze un'educazione ferrea e rigorosa, rispettosa dei dogmi e degli insegnamenti fascisti.Calambrone, insieme alla costa romagnola, divenne il luogo dove concretizzare i progetti e le aspirazioni rivolte ai bambini e gli adolescenti. Le costanti attorno alle quali costruire le colonie educative estive erano: aria buona e mare, gratuità del soggiorno, disciplina, rispetto degli orari e organizzazione della vita quotidiana.

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