Tirrenia: la piccola Hollywood sulla costa pisana

Fondato su input di Mussolini, il centro costiero doveva contrapporsi a Marina grazie alla vocazione cinematografica. Tanto da attirare gli investimenti della famiglia Agnelli

C'è stato un periodo, nella sua storia contemporanea, in cui Pisa ha potuto sognare ad occhi aperti di vivere al centro del 'jet set' internazionale del cinema. Una suggestione favorita dai fasti di un centro urbano creato appositamente per questo scopo durante il ventennio fascista, sopravvissuto alla caduta del regime e protagonista fino agli anni '60. Il nome di Tirrenia inoltre riporta alla mente di molti cittadini pisani l'immagine del 'trammino', simbolo di un'epoca in cui bastava una locomotiva elettrica per raggiungere dei brevi momenti di svago.

1. L'intuizione di Mussolini, i sacrifici di Forzano, i soldi degli Agnelli

Il 21 settembre 1932 la vaporiera che da più di quarant'anni collegava il centro città con Marina venne mandata in pensione, e sostituita da un convoglio di vagoni trainati da una locomotiva elettrica che fin da subito venne ribattezzata 'trammino' dai suoi frequentatori. Questo nuovo mezzo pubblico superò i limiti meridionali dell'insediamento di Boccadarno, per approdare fino a quella che un tempo si chiamava Mezzapiaggia. Benito Mussolini aveva deciso di ingrandire la guarnigione militare che controllava quella porzione del territorio costiero pisano, per farne un nuovo centro abitato continuativo ma anche alternativo a Marina di Pisa.

Tirrenia nacque con l'auspicio di creare la moderna industria cinematografica italiana, grazie all'incontro tra l'intuizione del Duce, i soldi della famiglia Agnelli e un uomo di spettacolo tanto geniale quanto spregiudicato, Giovacchino Forzano. Mussolini voleva competere con i film prodotti a Hollywood, e identificò nella cinepresa il mezzo migliore per consegnare agli italiani dei nuovi sogni da inseguire e per i quali ringraziare il regime fascista. Edoardo Agnelli, figlio di Giovanni (fondatore della Fiat), sborsò a Forzano circa un milione di lire: una cifra pazzesca per l'epoca, che doveva servire come incentivo ad altri imprenditori a sostenere il progetto mussoliniano.

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