A scuola non si gioca alla guerra

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

L’ultimo mese di attività didattica delle scuole pisane si preannuncia intenso: il 29 aprile, al rientro dal lungo ponte pasquale, gli studenti e le studentesse della città sono "invitati" a partecipare alla “Giornata della Solidarietà”, iniziativa ormai di lunga data in cui una mattinata di percorsi culturali e scientifici si conclude con il lancio dei paracadutisti della Folgore sul ponte di Mezzo. La “Giornata” è strutturata in percorsi riguardanti gli articoli della Costituzione: colpisce il fatto che l’articolo 11 dei principi fondamentali, che inizia con la frase “L’Italia ripudia la Guerra”, sia affrontato con percorsi presso il Capar e la 46° Brigata, istituzioni impegnate nei teatri di guerra a cui l’Italia partecipa anche in virtù della sua appartenenza alla NATO.

Le modalità della giornata sono – come ripetiamo da molto tempo - fortemente militarizzate, tanto da far proclamare all’ex sindaco Filippeschi, in occasione dell’edizione del 2014, che "l’iniziativa rappresentava un momento per dare un segnale di vicinanza della città alle Forze Armate“. Tuttavia evidentemente questo momento non basta: venerdì 17 Maggio, infatti, le scuole pisane sono invitate ad un’altra “gita” per visitare la 46° Brigata in occasione dell’addestramento delle Frecce Tricolori, il cui Show occuperà i cieli del litorale Domenica 19 Maggio.

Viviamo in un momento critico: Greta Thunberg ha detto in questi giorni che l’umanità piange l’incendio di Notre Dame con paura e dolore perché sente che il pianeta intero sta andando a fuoco. La guerra è endemica a sud del Mediterraneo fin dall'attacco all’Iraq del 2003, e le sue conseguenze le vediamo tutti i giorni.

In questa situazione, che richiede il più grande sforzo collettivo per ripensare il nostro modo di vivere e di agire, non è possibile presentare in modo spensierato ai ragazzi e alle ragazze la guerra in modo “ludico”. Occorre che sappiano che, mentre gli si dice giustamente di spegnere le luci, usare i mezzi pubblici e tenere basso il riscaldamento, il consumo di ossigeno e la produzione di CO2 dovuti alle acrobazie di un solo aereo da guerra vanificano mesi interi dei loro sforzi. ( Padre Alex Zanotelli, durante il convegno sui 70 anni della NATO ha ricordato che il Pentagono è il più grande produttore di CO2 a livello mondiale). Occorre che sappiano che le armi prodotte e vendute dall’Italia uccidono i loro coetanei in altri paesi del mondo e che molte di queste, forse nucleari, partono da Camp Darby, il cui ampliamento e potenziamento è costato l’abbattimento di 1000 alberi del parco di Migliarino-San Rossore. E occorre che sappiano che la loro presenza è anche frutto del fatto che si spendono miliardi in missioni militari e sistemi d’arma mentre si continuano a tagliare finanziamenti all’istruzione, alla sanità, al welfare.

Noi sosteniamo le docenti e i docenti che si oppongono a questa sottile propaganda di guerra nelle loro scuole consapevoli che si tratta di un pezzo della militarizzazione delle nostre vite e della nostra società.
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