Asili comunali: si accende il dibattito sulla sicurezza

Il consigliere comunale di Ncd Latrofa lancia la mozione di iniziativa popolare per sistemi di controllo a scuola. Contraria Ghezzani di Sel: "Si deve ragionare sull'organizzazione"

(Foto di archivio)

Dopo lo sdegno e le indagini è sempre più la politica che cerca risposte. Mentre proseguono e si allargano le indagini anche sulle due colleghe della maestra arresta, il tema caldo sul quale si discute è la previsione di telecamere di sorveglianza all'interno degli asili, al fine di individuare e registrare subito eventuali comportamenti scorretti.

Sul punto appare favorevole la posizione del consigliere comunale di Ncd Raffaele Latrofa, che lancia una mozione di iniziativa popolare. Lo scopo è quello di impegnare Sindaco e Giunta per "per individuare celermente eventuali responsabilità di dipendenti e/o amministratori del Comune di Pisa" e soprattutto "programmare con massima celerità l'installazione, in tutti gli asili nido e le scuole dell'infanzia del Comune, di dispositivi di sicurezza e controllo atti a bloccare immediatamente eventuali fatti analoghi a quelli accaduti".

Un nuovo atto della campagna promossa dal consigliere per la sicurezza nelle scuole: "Su spinta di numerosi genitori che si sono rivolti a me - spiega Latrofa - ho deciso di lanciare una nuova raccolta di firme. Sarà possibile firmare la mozione, durante le prossime due settimane, nei vari quartieri della città: orari e luoghi saranno comunicati quanto prima. Tutti i cittadini interessati possono contattarci per offrire collaborazione e per raccontare le loro esperienze, scrivendo all’indirizzo scuolesicurepisa@gmail.com".

Tutt'altro approccio alla questione è quello di Simonetta Ghezzani di Sel. "Come è stato possibile che un fatto così grave sia accaduto in un nido pubblico a Pisa? - si chiede la consigliera - Perché per me, come per tanti altri genitori, l'esperienza del nido nella nostra città è stata un'occasione di partecipazione e di crescita a una comunità educante intensa e positiva: ancora oggi a distanza di 18 anni mantengo vive tante delle relazioni nate in quel contesto. Allora c'erano le telecamere a tutelare la sicurezza e il benessere dei bambini? No, c'era la comunicazione costante tra tutti i soggetti in campo, c'era la fiducia, c'era il collettivo delle insegnanti che rifletteva insieme, avendo tempo a disposizione per programmare e fare verifiche. Perché era assodata la necessità di affiancare ai momenti di relazione frontale con i bambini i momenti di elaborazione riflessiva dei vissuti e delle pratiche".

Non quindi un problema di sicurezza, ma di organizzazione:  "Credo che nonostante la cura dimagrante imposta ai servizi pubblici comunali, i nidi siano ancora oggi un luogo di qualità, ma quanto accaduto ci deve interrogare per trovare gli antidoti alla violenza. Lasciando chiaramente che a compiere questo passaggio siano prima di tutti coloro che dentro i nidi lavorano e le famiglie che oggi li utilizzano. Ma siamo tutti coinvolti, perchè i servizi educativi sono patrimonio della città. Dovremmo quindi chiederci se vi sia, come è naturale, un invecchiamento delle equipe che lavorano nei nidi pubblici e prevedere forme di mobilità per collocare quelle maestre che dopo tanti anni di lavoro frontale si sentono a rischio di burnout".

"Dovremmo capire - analizza la Ghezzani - se dentro il nido gli operatori hanno il tempo di curare la comunità educante che è il primo, anche se non l'unico,  soggetto che deve esercitare forme di controllo sul proprio operato o seppure la mancanza di tempo lascia campo libero a sentimenti non elaborati, complicità, chiusura, e nelle forme estreme, violenze inaccettabili. Dovremmo ragionare sul sistema delle verifiche e supervisioni sul lavoro delicato della insegnante di nido e scuola materna (ma forse andrebbe fatto in tutte le scuole di ogni ordine e grado). Mi risulta che questo nell'area pisana sia un percorso già abbondantemente avviato, anche se deve essere meglio definito il ruolo dell'Istituto degli Innocenti".

NO ALLE TEMECAMERE. "Oggi - afferma la consigliera di Sel - si propongono le telecamere nei nidi come strumenti di controllo perché si è perso il lessico per descrivere un fenomeno così complesso. Il paradigma di riferimento è il negozio videosorvegliato, come se i bambini fossero merci anche se molto preziose e le insegnanti commesse. Trovo particolarmente strano che il dirigente di una cooperativa di servizi faccia la proposta di istallare le telecamere nei nidi perchè colgo in questa proposta più la preoccupazione di gestire eventuali contestazioni che di riaffermare il primato della buona organizzazione e della formazione degli operatori come prevenzione e controllo di derive individuali violente".

In conclusione: "Credo che l'istallazione delle telecamere mini alla base la relazione di fiducia e l'alleanza educativa tra famiglia e insegnanti. Con bambini così piccoli l'affidamento è indispensabile. La telecamera è la risposta compulsiva, semplice, è la riduzione dell'intero sistema dei nidi alla sua patologia, a un singolo episodio. Senza fare un ragionamento sui tempi e le risorse che debbono essere investite nei servizi rivolti alla prima infanzia per farne sistemi che generano salute e benessere organizzativo a favore dei bambini e delle bambine".

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