Bando per i contributi alle iniziative culturali: "Dubbi sui criteri di assegnazione"

Una Città in Comune e Rebeldìa espongono le loro perplessità sul bando recentemente pubblicato dall'amministrazione

La Stazione Leopolda (foto archivio)

Il bando per affidare 92mila euro di contributi ad associazioni e comitati proponenti attività culturali non convice Una Città in Comune, compagine politica rappresentata in Consiglio Comunale con Diritti in Comune. Secondo la lista "se il precedente assessore Buscemi aveva messo a bando l'intera somma disponibile nel bilancio comunale per i contributi alla cultura, quest'anno l'assessore Magnani mette una quota equivalente ai tre quarti, 92mila euro. La scelta è comunque quella di non riconoscere con contributi diretti le realtà culturali presenti sul territorio che operano da anni, ma di far passare la gran parte dei finanziamenti tramite un bando dai criteri molto discutibili".

Ucic scelte nel dettaglio del bando: "La qualità delle proposte culturali diventa un criterio insignificante, vale appena 5 punti insieme alla quantità delle iniziative previste. Nessun riconoscimento viene concesso alle attività pregresse né alle professionalità messe in campo: anzi, altri 5 punti vengono assegnati a chi prevede più lavoro svolto da volontari, in maniera quindi gratuita. In compenso ben 25 punti sono assegnati a chi preveda la 'valorizzazione della Città di Pisa, delle sue tradizioni, della sua storia, dei suoi personaggi, e dei suoi spazi pubblici'. Ovviamente per accaparrarsi questi punti ogni associazione tenderà a mettere una casacca rossocrociata alle proprie iniziative, anche senza alcuna attinenza tematica (tanto la qualità non conta). Ci sarà quindi una rincorsa a presentare proposte patinate da una presunta 'pisanità' (o 'pisaggine' come diceva Marianello Marianelli), con conseguente svilimento degli stessi contenuti della tradizione cittadina".

"Ci chiediamo - conclude la lista - davvero è questa la cultura che vogliamo per la città di Pisa? E' questo un approccio alla cultura adeguato ai nostri tempi? E ancora: come pensa l’assessore di salvaguardare le esperienze storiche di produzione culturale presenti in città? Si tratta di professionisti della cultura che fanno ormai parte della tradizione cittadina e che hanno dimostrato negli anni un'alta qualità di proposte: è questa invece una 'pisanità' che deve andare al macero?".

Sul caso interviene anche Rebeldìa, delusa perché da un recente incontro con le associazioni "l'assessore ha soprasseduto sulla possibilità di diffondere una cultura dell'inclusione sociale e della solidarietà, perché di questi aspetti si occupano altri soggetti". Il bando "assomma in sé la mancanza totale di garanzia sull'autonomia accordata alle attività finanziate, ratificata anche dall'intento dichiarato di introdurre un meccanismo di 'like' attraverso i quali monitorare la 'bontà' delle proposte culturali, come se si trattasse di post su un qualsiasi social network. Un bando che dovrebbe essere riformulato a partire da una conoscenza più profonda delle associazioni e di tutti i soggetti di promozione sociale e culturale che di anno in anno, pur portando avanti con caparbietà le proprie attività, riescono con sempre più difficoltà ad offrire opportunità concrete di emancipazione e di sviluppo del territorio". 

"Sarà necessario - conclude l'associazione - tenere le antenne dritte, perché tutto ciò che riguarda la cultura non sia assimilato al 'grande evento' o alla 'grande rassegna' attira-turisti, ma che rispecchi le pluralità culturali che in questa città hanno sempre convissuto, che sia indipendente, libera e accessibile a tutti e tutte e che non sia solo a servizio di propaganda di questa amministrazione".

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