Il Decreto Sicurezza arriva in Consiglio Comunale a Pisa: mozione contraria di 'Diritti in Comune'

Il gruppo consiliare chiede che si "rispetti la legge, garantendo l'iscrizione anagrafica comunale ai migranti"

L'animata discussione sull'applicazione del Decreto Sicurezza del Governo entra nel Consiglio Comunale di Pisa con la mozione del gruppo 'Diritti in Comune', composto da Una città in comune - Rifondazione Comunista - Pisa Possibile. La polemica dei giorni scorsi ha visto schierarsi a favore della protesta dei sindaci sia il Pd cittadino che i sindaci della Valdera, fino alla decisione del governatore della Toscana Enrico Rossi di ricorrere alla Corte Costituzionale.

Sulla linea dell'opposizione è anche 'Diritti in Comune', che chiederà all'aula di "restare umani tutelando i diritti fondamentali della persona, rispettando la Costituzione (sulla quale i sindaci hanno giurato) ma anche la stessa legge vigente; procedere senza indugio all'iscrizione anagrafica comunale dei migranti, inclusi i richiedenti asilo, affinché possano accedere ai conseguenti servizi che l'iscrizione permette; attivare nel contempo un percorso che consenta di arrivare al pronunciamento sulla costituzionalità del c.d. decreto sicurezza".

Se questi sono gli obiettivi, il testo della mozione presentata "mette in evidenza - scrivono le formazioni politiche - da un lato la palese incostituzionalità e anche il conflitto con numerose norme comunitarie del decreto sicurezza sotto molteplici punti di vista, e dall'altro il fatto che è proprio rispettando la legge ordinaria che l'iscrizione anagrafica è doverosa. Insomma quanto hanno fatto Palermo e Napoli in primis è un atto di 'obbedienza civile' oltre che di obbedienza costituzionale e morale".

Lo scopo è anche quello di "auto tutelarsi nel caso di dovuti e giusti ricorsi giudiziari da parte dei migranti colpiti dai provvedimenti governativi discriminatori e o da una loro scorretta applicazione, che coinvolgesse per una cattiva condotta il comune stesso. Inoltre con la chiusura di fatto degli Sprar i costi ricadranno sui Comuni, che dovranno farsi carico dei servizi sociali e dell'emergenza alloggiativa. Il governo fa quindi propaganda sulla pelle dei migranti, ed in più scaricando sugli enti locali il dramma sociale: una scelta che dovrà chiamare in causa, da parte dei Comuni, anche la giustizia contabile, a cui il governo dovrà rispondere".

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