Elezioni politiche, l'analisi del sindaco Filippeschi: "Pd apparso verticistico ed arrogante"

Per il primo cittadino serve un forte segnale di cambiamento per il partito. Sulle prossime amministrative: "Sarà tutta un'altra partita"

Serve un grande segnale di cambiamento. Così forte da arrivare a mettere in discussione "lo Statuto, il simbolo e il nome stesso del partito". Non usa mezze parole il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, per commentare i risutati del voto ottenuti dal Partito Democratico a livello nazionale e locale nelle elezioni di domenica 4 marzo. Filippeschi si dice comunque positivo su quello che potrà essere l'esito delle elezioni amministrative che si terrano a Pisa a maggio. Sarà però necessario andare a recuperare la fiducia di tutti quegli elettori delusi che a questo turno hanno scelto di votare Lega o M5S. "Si tratta di un'altra partita - spiega il sindaco - in cui abbiamo ancora diverse carte da giocare". 

Sindaco, cosa è successo domenica? E come si spiega i risultati del voto?

Quello che è successo è evidente a tutti. Più complesse sono invece le ragioni. Ci sono diversi aspetti da considerare. Intanto c'è un'ondata di destra che è un fenomeno che ha dimensioni sovrannazionali, come dimostrano l'elezione di Trump e la crisi dei partiti socialisti europei. C'è poi un fenomeno nazionale che riguarda sia la crisi economica sia l'incapacità di mettersi in sintonia con i sentimenti dei cittadini. Il Governo ha fatto cose anche importanti ma i cittadini sembra che non se ne siano accorti. Alcune riforme sono state troppo verticistiche e poco costruite dal basso. Questo ha dato un'immagine di un Governo troppo arrogante, che di fatto ha fatto passare in secondo piano i risultati ottenuti. Pensiamo a una riforma importante come quella della scuola dove è mancata la capacità di mettersi in contatto proprio con chi in quel mondo ci vive e ci lavora tutti i giorni. Altri fattori determinanti sono stati i temi della sicurezza e dell'immigrazione. Soprattutto su quest'ultimo per molto tempo si è avuta la sensazione che il fenomeno non venisse per niente governato. Questo ha reso facile il gioco della destra che ha identificato negli immigrati il nemico, innescando così una guerra tra poveri.

Cosa ne pensa delle dimissioni di Renzi? Cosa succederà adesso al partito?

Credo che dopo un risultato così le dimissioni siano un gesto normale. A mio avviso serve un congresso di rifondazione del partito, che arrivi a mettere in discussione perfino lo Statuto, il nome e il simbolo. Penso che alcuni dei voti di chi ha scelto la Lega o il M5S possano ancora essere recuperati. Ma serve un grande segnale di cambiamento per riconquistare la fiducia degli elettori. E' necessario raccogliere le nostre migliori energie e costruire un grande partito europeista, che recuperi le idee di sinistra riattualizzandole alla società e al mondo di oggi.

Veniamo a Pisa. Quanto hanno contato le candidature imposte dall'alto sull'esito del voto?

Credo che gli effetti sul voto siano stati secondari rispetto ai fenomeni che ho descritto. Certo queste hanno contribuito a dare ancora una volta l'immagine di un modo di essere troppo verticistico e arrogante che va assolutamente cambiato. Se pensiamo che cinque anni fa i candidati del Pd furono scelti attraverso le primarie la differenza rispetto a oggi è piuttosto evidente.

Crede che i risultati di domenica possano influire sull'esito delle amministrative di maggio?

Sono due competizioni profondamente diverse. Certo l'onda di destra potrà influire, ma si tratta di un'altra partita in cui abbiamo ancora diverse carte da giocare. A partire di risultati che abbiamo ottenuto in questi anni, che sono sicuramente positivi e riconosciuti. Poi c'è un personale politico trasparente e ancora apprezzato dalle persone. Tutte queste carte dobbiamo giocarcele bene. Molto conterà anche il tema della sicurezza, un aspetto che però dipende poco dalla dimensione locale e molto da quella nazionale. In questi anni ho sottolineato più volte il problema chiedendo insistentemente un rinforzo degli organici delle forze dell'ordine che non è arrivato. Ma credo che anche su questo aspetto si possa discuterne con sincerità con i cittadini. Sono comunque fiducioso.

Da militante, più che da politico, cosa chiede al Pd nella scelta del candidato sindaco?

Una scelta che venga dal basso e che non abbia un sapore verticistico, che possa essere spiegata e compresa dai cittadini. Serve un candidato che porti delle novità, come è giusto che sia, ma che sappia anche valorizzare le tante cose che abbiamo costruito e ottenuto in questi anni.

L'appuntamento

Per fare un'analisi puntuale dei risultati di questo turno elettorale lunedì 12 marzo, alle 17, si svolgerà alla Sesta Porta un incontro pubblico organizzato da CittàEuropa, l'associazione presieduta dallo stesso Filippeschi, dal titolo 'Il terremoto delle elezioni e il cambiamento politico in Italia'. All'appuntamento, oltre al sindaco, parteciperanno Luciano Bardi, dell'Università di Pisa e Federico Russo, dell'Università del Salento.

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