Il presidente della provincia Andrea Pieroni scrive all'Idv

In una lettera aperta indirizzata al deputato e segretario regionale del partito Fabio Evangelisti, Pieroni chiarisce alcuni aspetti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

In merito all’iniziativa assunta dall’Italia dei Valori per la raccolta di firme a supporto della proposta di una legge di iniziativa popolare per l’abolizione integrale delle Province, il presidente di quella di Pisa, Andrea Pieroni, ha inviato una lettera aperta al deputato e segretario regionale tosano dell’Idv, Fabio Evangelisti, il quale, proprio a sostegno di questo progetto, è personalmente intervenuto a Pisa alcuni giorni fa. «Io stesso – scrive Pieroni - come presidente della Provincia di Pisa e di Upi Toscana, ho da tempo reso pubblicamente note le mie posizioni in merito alle opzioni praticabili per la razionalizzazione del sistema politico e amministrativo. E in tal senso – poiché ritengo rispettabile ogni iniziativa animata da sincera volontà di cooperare utilmente a tale obiettivo, non più rimandabile – sento il dovere di comunicare e condividere le perplessità che in me suscitano alcuni dei presupposti sui cui Lei ha spiegato fondarsi la campagna intrapresa per giungere all’abolizione delle Province.

Province, ha detto a Pisa, che “costano 18 miliardi di euro”, svolgendo “poche funzioni che possono essere assolte da Regioni e Comuni: manutenzione strade ed edifici scolastici, promozione turistica”; tagliandole (le Province), “il risparmio sarà di 3 miliardi, più uno per gli stipendi di presidenti e assessori”. In realtà, è la prima considerazione, le Province spendono (e non “costano”) 12 miliardi (non 18) di euro l’anno: li spendono proprio per esercitare quelle funzioni cui Lei si riferisce. Differenza sostanziale, quella tra ‘costare’ e ‘spendere’: perché in questo secondo caso, stiamo parlando di risorse destinate ad attività indispensabili; attività alle quali, abolite per ipotesi le Province, qualcuno dovrà comunque provvedere. E a prescindere dal fatto che il ventaglio delle mansioni non è poi così scarno (si dimenticano spesso voci come la difesa idraulica del suolo o le politiche per il lavoro e per l’impiego), se fosse vero che altri enti potrebbero già adesso, immediatamente, farsene carico, c’è da domandarsi allora perché, in tema ad esempio di strade – un  ‘fronte’ da Lei citato – alle Province il sistema Italia ne affida in gestione qualcosa come 125mila chilometri.

Ci sono, certo, nell’assetto delle Province, quelli che possiamo definire propriamente ‘costi’: ma al netto delle ‘spese’ (quelle che, Province o meno, dovranno essere sostenute), il risparmio ottenibile con il taglio netto delle Province stesse sarebbe non di “3 miliardi di euro”, ma forse di 200 milioni; cifra che comprende gli “stipendi di presidenti e assessori”, pari a 113 milioni circa (e non “1 miliardo”). Somme di fronte alle quali si staglia la mole economica della spesa sostenuta dalle amministrazioni centrali dello Stato (a partire dai Ministeri), pari a 182 miliardi di euro; e di quella corrispondente all’indennità dei parlamentari ed al loro successivo trattamento pensionistico, pari a 416 milioni. La sproporzione è evidente: tanto più, credo, per la sensibilità e l’esperienza e di un politico di lungo corso qual è Lei, in campo dal 1985 e con in curriculum cinque elezioni alla Camera (1992, 94, 96, 2006 e 08) oltre a un mandato da assessore provinciale a Massa Carrara. Discutiamo allora, ripeto, qualunque proposta mossa da sincera intenzione costruttiva: a patto di partire dalla chiara selezione degli obiettivi da conseguire e degli interventi con cui farlo".

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