Centro per il rimpatrio a Coltano: mozione per il no in Consiglio Comunale

L'atto verrà proposto da 'Diritti in Comune': "I CPR violano i diritti umani, sono inutili e costosi"

Il gruppo consiliare 'Diritti in Comune' ha annunciato che "avanzeremo una mozione in Consiglio Comunale contro l'apertura di un CPR nel Comune di Pisa. Facciamo appello alla cittadinanza affinché si mobiliti contro l'apertura di un vero e proprio lager alle porte della città e per la chiusura di tali centri in tutta Italia. Non è in questo modo che si costruisce sicurezza, ma investendo in canali sicuri e legali di ingresso, in lavoro degno, servizi e beni pubblici, inclusione sociale e cultura".

Il tema era emerso a seguito dell'apertura a tale possibilità da parte del sindaco Michele Conti, riguardo l'area dell'ex centro radar militare USA. "La nostra contrarietà all'apertura di questo centro nel nostro territorio, così come in qualsiasi altro luogo, è massima: i CPR violano i diritti umani delle persone e la nostra Costituzione, sono assolutamente inutili e anche molto costosi". 

Le motivazioni del gruppo che riunisce Una Città in Comune, Rifondazione Comunista, Possibile: "I CPR violano i diritti umani e la Costituzione perché privano della libertà persone che non hanno commesso nessun reato, ma sono semplicemente privi di permesso di soggiorno. Chi finisce in questi centri non ha neanche le garanzie minime previste per chi è in carcere: non può ricevere visite, non ha accesso alla difesa legale, non riceve cure mediche adeguate. Vi si consumano soprusi, abusi e violenze. Non sorprende che alcune persone vi abbiano tentato il suicidio, né che le rivolte e le fughe siano state frequenti".

"I CPR sono strutture inutili. Tutti sanno, a partire dallo stesso Ministro degli Interni, che le procedure di identificazione ai fini dell'espulsione coatta o si concludono nel giro di 30 giorni, ovvero si rivelano impossibili. Inoltre, come il Ministro sa molto bene, là dove non esistono accordi bilaterali con gli stati di origine dei cittadini stranieri, l'espulsione di fatto non può mai avvenire. Dunque, prolungare fino a 18 mesi la detenzione amministrativa è insensato: si tratta di vile propaganda, fatta sulla pelle delle persone, su cui si esercita puro e semplice accanimento. Infine, tali centri hanno sempre avuto spese di gestione molto elevate: 1 miliardo e 600 milioni di euro negli ultimi dieci anni. A questi costi si aggiungono quelli per la ristrutturazione e l’adattamento di strutture abbandonate, come nel caso della ex base militare di Coltano".

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