Centro per il rimpatrio a Coltano: la Regione Toscana boccia l'ipotesi di Salvini

Mozione approvata in Consiglio. Auletta e Sarti: "La Toscana non ospiterà il Cpr, luogo di reclusione e sofferenza per persone che non hanno compiuto alcun reato penale"

La Regione Toscana ha approvato una mozione contro l'ipotesi di un Centro per il rimpatrio a Coltano. Il voto in Consiglio, su proposta di Sì-Toscana a Sinistra di Tommaso Fattori e Paolo Sarti, con il sostegno di Pd e M5S, va quindi a contrastare le indicazioni provenienti dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini, che aveva parlato di tale eventualità peraltro appoggiata - a patto di avere garanzie sulla struttura - dal sindaco Michele Conti

Il possibile Cpr a Pisa aveva acceso il dibattito pubblico: "La mozione è una nostra prima vittoria - commenta il capogruppo di Diritti in Comune Auella - in quanto la Regione Toscana afferma la propria contrarietà, senza se e senza ma, ai Centri permanenti per il Rimpatrio, il nuovo nome dei vecchi CIE, orribili luoghi di detenzione per persone la cui unica colpa è non avere un permesso di soggiorno. La mozione approvata dal Consiglio regionale 'impegna la Giunta regionale a confermare la propria contrarietà rispetto all'apertura di un centro per il rimpatrio nel territorio della Regione'".

Un no quindi esteso a tutta la Toscana. Soddisfazione è stata quindi espressa da Fattori e Sarti, che spiegano che "nei Cie/Cpr finiscono normalissime persone, provenienti da paesi extra UE, che vengono detenute pur non avendo compiuto alcun reato penale solo perchè presenti irregolarmente nel nostro paese: una forma incivile di detenzione amministrativa. E ci finiscono perché da anni è impossibile entrare legalmente in Italia, per cercare lavoro, oggi persino per studiare. Addirittura i ricongiungimenti familiari sono ostacolati dalla burocrazia e da costi esorbitanti. In queste condizioni l'unica via per arrivare in Italia è la richiesta di asilo e di protezione internazionale, ma i requisiti da ottemperare sono strettissimi. Questa è dunque una macchina che crea, di fatto, i cosiddetti irregolari. Non servono allora Cpr ma semmai una riforma completa delle norme che regolano l'immigrazione e l'ingresso regolare nel paese".

I due consiglieri regionali poi ricordanoche "la condizione dei CIE/CPR è drammatica, nega la dignità delle persone recluse e i loro diritti fondamentali. Sono oltretutto edifici che non rispettano le minime regole igienico-sanitarie, con un'assistenza sanitaria inadeguata, data da soggetti privati, visto che la gestione dei centri è ancora una volta affidata a privati. L'enorme sofferenza di chi è costretto a vivere nei centri è stata documentata più volte e ci sono stati numerosi casi di suicidi ed episodi di autolesionismo, oltre che frequenti rivolte. Si tratta anche di sofferenza mentale di esseri umani obbligati ad una forzata inattività, che non capiscono neppure le ragioni della loro detenzione. Lo hanno evidenziato le commissioni di Camera e Senato e i report di Amensty, Medu, Asgi, Msf. Lo stesso De Mistoura, presidente della prima commissione d'inchiesta, parlò di necessario superamento dei Centri". E ricordano ancora: "La media dei rimpatri effettuati, rispetto alle persone trattenute, è del 50% e solo l'1,2% dei migranti irregolarmente presenti nel Paese viene rimpatriato attraverso i centri".
 

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