Renzi lancia il suo partito 'Italia Viva': tanti 'no' dal Pd pisano

Non raccoglie consensi la scelta dell'ex leader Pd di uscire dal partito

Matteo Renzi ha annunciato ufficialmente la nascita del suo partito 'Italia Viva', dando quindi l'addio al Partito Democratico. Una separazione che ha generato non poche polemiche nella compagine di sinistra, con un'evoluzione ancora tutta da valutare. Di certo al momento c'è l'appoggio al governo dei parlamentari legati all'ex leader Pd, 25 deputati e 15 senatori, come lui stesso ha dichiarato a Porta a Porta. 

Le reazioni del Pd pisano non si sono fatte attendere. Particolarmente rilevante è il "io resto nel Pd" dichiarato dal consigliere regionale Antonio Mazzeo, un anno fa anche in odore di candidatura nel toto-candidato alle elezioni a sindaco di Pisa, e fra i primi sostenitori di Renzi. "Matteo Renzi - scrive in un post - è stata la persona che più di tutte mi ha fatto credere che fosse possibile impegnarsi in prima persona per provare a cambiare, davvero, il modo di fare politica. Nelle nostre città, nella nostra regione, nel nostro Paese. Il suo progetto nel Pd (e, se abbiamo buona memoria, il progetto stesso di Veltroni alla base della nascita del Pd e prima ancora lo spirito da cui germogliò l'Ulivo di Prodi) era quello di allargare i confini del partito e coinvolgere tutti quei pezzi di società che condividono la stessa ambizione di cambiare in meglio il quotidiano delle persone, sulla base dei nostri valori fondativi, democratici e solidali. Oggi Matteo Renzi sceglie di continuare il suo percorso con un altro soggetto politico. E' una scelta che rispetto, ma che non condivido perché fallisce il progetto di riunire tutti i riformisti sotto un'unica casa".

Oltre a credere nel Pd Mazzeo spiega che "non guarderò mai a Matteo Renzi come a un avversario e gli faccio un grande in bocca al lupo per la strada che, zaino in spalla, ha deciso di imboccare. Sono sicuro che, dovunque lo conduca, resterà leale ai valori del centrosinistra da contrapporre a quelli delle destre e, in questa fase così delicata della vita politica nazionale, garantirà un solido sostegno al governo che vuole e può salvare l’Italia dai disastri fatti da Salvini e dalla Lega".

Secca contrarietà alla scelta di Renzi è stata espressa dall'ex sindaco di Pisa Marco Filippeschi: "La scissione è un grave errore e un danno. Ha una motivazione molto debole. Smentisce una storia che ha portato a fondare il Pd, con l'evoluzione della sinistra di matrice socialista e democratico cristiana, con l'Ulivo e con il Pd che entra - con Renzi - nel Pse. Semmai c'è da rifondare il Pd, aprendolo, andando oltre, accettando sfide di cambiamento radicale che le crisi globali impongono, dando questa impronta alle scelte di governo, con impegno collettivo e ritrovando passione, superando personalizzazione politica e correntismo esasperati".

Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere regionale ed ex presidente della provincia Andrea Pieroni: "Mi pare l'ennesima conferma di una politica intesa solo come esasperato personalismo, autoreferenzialità narcisistica, incapacità di concepire la politica come gruppo, come gioco di squadra, pur non essendo sempre capitano. Zingaretti ha realizzato il miracolo di tenere unito il partito nella scelta - complessa e difficile - di allearsi con i 5 stelle per il governo del Paese. Renzi dice che esce dal Pd per combattere il sovranismi di Salvini. Ecco, indebolire il Pd significa andare nella direzione opposta. Ma, come sappiamo, la coerenza  tra quanto si dice e quanto si fa non è mai stata la principale qualità di Matteo Renzi!".

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