Provincia e comuni uniti per l'accoglienza degli immigrati africani

A fronte del costante arrivo di migranti dall'Africa, Provincia di Pisa e Comuni del territorio si incontrano per gestire le nuove fasi dell'emergenza: in vista permanenze più lunghe sul territorio

La Provincia e i Comuni pisani si apprestano a consolidare, nel proprio territorio, l’esperienza dell’applicazione del modello toscano d’accoglienza, al fine di far fronte alle nuove fasi dell’emergenza umanitaria in corso, con il perdurante e costante flusso di emigrazione dalle varie regioni del continente africano attraversate da crisi politiche, militari o sociali. Per questo i rappresentanti degli enti locali si sono riuniti a Pisa, nella sede della stessa Provincia, su iniziativa del Presidente Andrea Pieroni e dell’assessore all’integrazione Silvia Pagnin, per discutere i principali aspetti organizzativi del percorso da proseguire al fine di dare risposta al bisogno di ospitalità delle persone in arrivo nel territorio. Oltre ad amministratori di vari Comuni di tutte le zone provinciali (Area Pisana, Valdera, Valdarno e Valdicecina), all’incontro era presente anche la referente della Regione per le questioni sul tavolo, Maria  Sargentini. 

In questo ultimo periodo si sta registrando un cambiamento significativo nei flussi migratori. Dopo l’impatto con i primi contingenti di migranti  provenienti soprattutto dagli Stati africani settentrionali e alloggiati nel nostro Paese con la formula del permesso di soggiorno temporaneo, adesso infatti  si sta passando gradualmente a profili umani di tipo diverso: non più, prevalentemente, maschi in giovane età, ma donne e famiglie anche con bambini. “Dunque - sottolinea l’assessore Pagnin – si tratta di persone potenzialmente destinate a permanenze più lunghe che ci pongono di fronte questioni specifiche da gestire”.

Il modello resta comunque imperniato attorno al principio del collocamento di piccoli gruppi equilibratamente distribuiti nelle varie aree (la formula tendenziale è quella di “una famiglia per un comune” suggerita dal governatore Enrico Rossi), al fine di contenere al minimo le problematiche della sistemazione nel tessuto sociale delle comunità ospitanti e favorire anzi un più rapido inserimento.

“La diversa tipologia di accoglimenti - prosegue Pagnin - impone l’individuazione di residenze anche diverse da quelle impiegate finora, passando da alloggiamenti collettivi di tipo pubblico, che possono comunque continuare ad essere di grande utilità, a strutture private. L’ottica, del resto, con questa seconda tornata di immigrati è quella di operare tenendo conto della necessità di una loro diversa integrazione nel territorio. Sotto tutti i profili, da parte dei Comuni, abbiamo trovato una pronta disponibilità a governare questa situazione nella quale, peraltro, un ruolo determinante ha e avrà il mondo dell’associazionismo e del volontariato”.
 

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