Refezione scolastica, Antoni (M5S): “Esternalizzazione delle bidelle e meno controllo sulla qualità del cibo”

La consigliera comunale dei Cinque Stelle critica il bando dell'amministrazione comunale

Da giorni è uscito sul sito del Comune di Pisa il bando per l'individuazione del soggetto a cui verrà affidata la refezione scolastica. Il Comune di Pisa per i prossimi 5 anni cerca chi prepari 2600 pasti ogni giorno per i ragazzi delle scuole e come ogni procedura inserisce un capitolato di gara molto particolare. Si parla di una gara da oltre 15 milioni di euro e che prevede 150 dipendenti e 5 dirigenti.

“Se inserisce - così attacca la consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle Valeria Antoni - il fiore all'occhiello del biologico, del chilometro zero, del prodotto di terre confiscate alle mafie che evocano uno stile di vita salutare e attento, saltano all'occhio una serie di requisiti richiesti dal bando per la gestione e il supporto alle attività educative del personale. Il grimaldello della privatizzazione infatti arriva direttamente dai nidi per la cui gestione il Comune, in un bando di affidamento del servizio di refezione, impone dei paletti restrittivi alle competenze. Non si tratta più di cuochi e sporzionatori che una volta preparato e servito il pasto, provvedano alla pulizia degli spazi, nel bando viene chiesto specificatamente l'acquisto di materiale per lattanti, non solo latte in polvere e biscotti, ma pannolini, lenzuolini, asciugamani, federe e una consistente parte del bando viene dedicata alle cosiddette 'funzioni complementari' del personale della Impresa appaltante".

"Per dirla in breve - prosegue Antoni - in una gara così corposa per l'affidamento del servizio della distribuzione scolastica, dopo un anno di bollettini di guerra, per cui abbiamo letto di chiodi nella frutta, di plastica nella carne, di ritrovamento generico di corpi estranei nel cibo, di interventi dei Nas e Asl, invece di redigere un bando con cui prestare veramente maggiore attenzione alla qualità del cibo somministrato ai ragazzi si concentra su come le confezionatrici dovranno gestire 'supporto educativo'".

"Con il cosiddetto 'supporto educativo' - sottolinea ancora la consigliera grillina - il Comune di fatto esternalizza privatizzandolo il servizio di bidellaggio. Non più bidelle assunte con contratti di lavoro ma precari che saranno direttamente arruolati da una ditta  i cui  requisiti richiesti non prevedono  più la fornitura di un servizio eccellente ai bambini, e magari prevenire episodi quali chiodi, plastica, topi e quant'altro, ma pensa a arruolare e precarizzare il lavoro di coloro che stanno a contatto con i nostri bambini. Pare, quindi, che si vada esattamente nella direzione opposta a quella del monitoraggio”.

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