Variante ex-Ariston, Diritti in Comune: "Un’operazione speculativa con gravissime carenze progettuali"

La variante per trasformare in residenze l'ex-cinema Ariston, che arriverà domani in Consiglio Comunale, è un grande regalo della giunta Conti al partito della rendita. Si tratta di una grave forzatura, che va contro gli interessi pubblici e  ignora le normative che tutelano il tessuto urbano e il territorio, norme che sono state elaborate proprio per evitare i guasti che decenni di politiche urbanistiche speculative hanno causato al Paese, e che sono sempre pagati dalla comunità e mai da chi li ha causati. 

Nel progetto manca, infatti, un’indagine geologica approfondita, con la previsione delle opere per la messa in sicurezza, secondo quanto previsto dalle leggi vigenti e richiesto dalle autorità competenti. La cosa è ancor più grave visto che si parla di rischio idraulico elevato, di pericolosità sismica e geologica.

Altra criticità riguarda le distanze tra i fabbricati. La questione è complessa, ma una cosa è certa: la giurisprudenza ha stabilito che gli interventi come quello dell'ex-Ariston, che prevedono la demolizione totale di un edificio e la ricostruzione di uno nuovo del tutto diverso, sono “nuova costruzione”, Anche se collocati in zona A (come questo ) devono, quindi, rispettare le norme per le zone C, che prescrivono una distanza di 10 metri fra edifici, e comunque pari all'altezza del fabbricato più alto. Ci chiediamo come si possa ritenere legittimo un nuovo fabbricato residenziale infilato a forza all'interno di un isolato, con finestre a soli 5 m di distanza (in uno spigolo addirittura 1 metro e 50) dai muri dei fabbricati circostanti.

Sulle fognature nere e la depurazione il progetto contiene affermazioni e numeri contrastanti. Quanti sono gli Abitanti Equivalenti di questo intervento? 61, come scritto nello studio per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) o 50 come riportato nella Relazione al progetto? Non è un dettaglio da poco: il parametro degli Abitanti Equivalenti è necessario per stabilire se il depuratore possa ricevere gli scarichi o se sia necessaria una depurazione autonoma, che la VAS ritiene necessaria mentre il progetto no. 

Altre prescrizioni ambientali sono disattese: dalla necessità di una cabina elettrica propria, alla richiesta verifica dell'inquinamento elettromagnetico, al prescritto uso di energie rinnovabili.

Dal punto di vista paesaggistico l’analisi è lacunosa: non si valuta se il progetto sia congruo o meno, bello o brutto, utile o inutile. Non si dice che già il cinema era incongruo, che aveva riempito un isolato storico e occupato aree verdi vincolate. Non si pensa alla possibilità di spostare in luoghi più idonei queste cubature. Non si pretende qualità architettonica. Nelle relazioni semplicemente si dichiara che il progetto è coerente al contesto (a quello più degradato sicuramente sì!) e che in ogni caso “non è percepibile” in quanto interno all'isolato. In poche parole: nel centro storico va bene qualsiasi bruttura, purché non si veda. L’importante è fare metri cubi. Anche se la normativa indica una direzione esattamente opposta, sia sul piano dell’utilità pubblica, sia sul piano della coerenza col tessuto urbano storico.

Dulcis in fundo, si afferma che l‘obiettivo della variante è il recupero di “una parte di tessuto urbano degradato offrendo una nuova capacità insediativa a carattere residenziale, alternativa ad un ulteriore consumo di suolo”. Ma chi lo dice che di queste nuove case, destinate al mercato privato, c'è davvero bisogno? E che, se non si fanno queste, se ne farebbero altre consumando suolo? Anche su questo il progetto non risponde a quanto prescrive la normativa, che prevede su questi aspetti un monitoraggio specifico.

Chi avalla la conformità di questo progetto alle norme vigenti si assume una responsabilità non da poco. Per che cosa, poi? Non certo per riqualificare e recuperare davvero l’area dell’ex Ariston, ma per consentire che il privato faccia profitti costruendo nuovi alloggi.

Diritti in Comune (Una Città in Comune, Rifondazione Comunista, Pisa Possibile)

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