L'inno della Repubblica italiana è giovane: fra pochi giorni compirà due anni

Composto e musicato da Goffredo Mameli e Michele Novaro nel 1847, l'Inno di Mameli è diventato ufficialmente l'inno della Repubblica soltanto il 4 dicembre 2017

Il Canto degli Italiani, conosciuto anche come Fratelli d'ItaliaInno di MameliCanto nazionale o Inno d'Italia, è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, inno nazionale della Repubblica italiana. Il brano, un quattro quarti in si bemolle maggiore, è costituito da sei strofe e da un ritornello che viene cantato alla fine di ogni strofa. Il sesto gruppo di versi, che non viene quasi mai eseguito, richiama il testo della prima strofa.

Il canto fu molto popolare durante il Risorgimento e nei decenni seguenti, sebbene dopo l'unità d'Italia (1861) come inno del Regno d'Italia fosse stata scelta la Marcia Reale, che era il brano ufficiale di Casa Savoia. Il Canto degli Italiani era infatti considerato troppo poco conservatore rispetto alla situazione politica dell'epoca: Fratelli d'Italia, di chiara connotazione repubblicana e giacobina, mal si conciliava con l'esito del Risorgimento, che fu di stampo monarchico.

Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia diventò una repubblica e il Canto degli Italiani fu scelto, il 12 ottobre 1946, come inno nazionale provvisorio, ruolo che ha conservato anche in seguito rimanendo inno de facto della Repubblica italiana. Nei decenni si sono susseguite varie iniziative parlamentari per renderlo inno nazionale ufficiale, fino a giungere alla legge nº 181 del 4 dicembre 2017, che ha dato al Canto degli Italiani lo status di inno nazionale de iure.

La storia dell'inno

Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre 1847 Goffredo Mameli inviò il testo dell'inno a Torino per farlo musicare dal compositore genovese Michele Novaro, che in quel momento si trovava nella casa del patriota Lorenzo Valerio. Novaro ne fu subito conquistato e, il 24 novembre 1847, decise di musicarlo. Mameli, che era repubblicano, giacobino e sostenitore del motto nato dalla Rivoluzione francese 'Liberté, Égalité, Fraternité', per scrivere il testo del Canto degli Italiani si ispirò all'inno nazionale francese, La Marsigliese. Ad esempio, "Stringiamci a coorte" richiama il verso della Marsigliese, "Formez vos bataillon" ("Formate i vostri battaglioni").

Anche l'inno nazionale greco, che fu composto nel 1823, fu uno dei brani a cui si ispirò Mameli per il suo canto: in entrambi i componimenti sono infatti contenuti dei riferimenti all'antichità classica, che è vista come esempio da seguire per affrancarsi dal dominio straniero, e dei richiami alla combattività, che è necessaria per poter ambire alla riconquista della libertà. Nell'inno nazionale greco è presente, come nel Canto degli Italiani, una menzione all'Impero austriaco e al suo dominio sulla penisola italiana.

Nella versione originaria dell'inno, il primo verso della prima strofa recitava "Evviva l'Italia", Mameli lo cambiò poi in "Fratelli d'Italia" quasi certamente su suggerimento di Michele Novaro stesso. Quest'ultimo, quando ricevette il manoscritto, aggiunse anche un roboante "Sì!" alla fine del ritornello cantato dopo l'ultima strofa.

L'inno debuttò pubblicamente il 10 dicembre 1847 a Genova quando, sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, fu presentato alla cittadinanza in occasione di una commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca; nell'occasione, venne suonato dalla Filarmonica Sestrese, all'epoca banda municipale di Sestri Ponente, davanti a una parte di quei 30 000 patrioti – provenienti da tutta Italia – che erano convenuti a Genova per la manifestazione. Vi fu forse una precedente esecuzione pubblica, di cui si è persa la documentazione originale, da parte della Filarmonica Voltrese fondata da Nicola Mameli, fratello di Goffredo, il 9 novembre 1847 a Genova. In questa prima esecuzione pubblica fu cantata la prima versione del Canto degli Italiani, in seguito modificata in quella definitiva.

Quando debuttò il Canto degli Italiani, mancavano pochi mesi ai moti del 1848. Poco prima della promulgazione dello Statuto Albertino, era stata abrogata una legge coercitiva che vietava gli assembramenti formati da più di dieci persone. Da questo momento in poi, il Canto degli Italiani conobbe un crescente successo anche grazie alla sua orecchiabilità, che ne facilitò la diffusione tra la popolazioneDopo l'unità d'Italia (1861) come inno nazionale fu scelta la Marcia Reale, composta nel 1831: la decisione fu presa perché il Canto degli Italiani, che aveva contenuti troppo poco conservatori ed era caratterizzato da una decisa impronta repubblicana e giacobina, non si combinava con l'epilogo del Risorgimento, di matrice monarchica. I riferimenti al credo repubblicano di Mameli – che era difatti mazziniano – erano però più di carattere storico che politico; di contro, il Canto degli Italiani era malvisto anche dagli ambienti socialisti e anarchici, che lo consideravano invece all'opposto, cioè troppo poco rivoluzionario.

Dopo la marcia su Roma (1922) assunsero grande importanza i canti prettamente fascisti come Giovinezza (o Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista), i quali vennero diffusi e pubblicizzati molto capillarmente, oltreché insegnati nelle scuole, pur non essendo inni ufficiali. In questo contesto le melodie non fasciste furono scoraggiate, e il Canto degli Italiani non fu un'eccezione. Nel 1932 il segretario del Partito Nazionale Fascista Achille Starace decise di proibire i brani musicali che non inneggiassero a Benito Mussolini e, più in generale, quelli non legati direttamente al fascismo.

Il vero Canto degli italiani

Nel 1945, a guerra terminata, Arturo Toscanini diresse a Londra l'esecuzione dell'Inno delle Nazioni composto da Verdi nel 1862 e comprendente anche il Canto degli Italiani; come inno nazionale provvisorio, anche dopo la nascita della Repubblica Italiana, fu però temporaneamente confermata La canzone del Piave.

Per la scelta dell'inno nazionale si aprì un dibattito che individuò, tra le opzioni possibili: il Va pensiero dal Nabucco di Verdi, la stesura di un brano musicale completamente nuovo, il Canto degli Italiani, l'Inno di Garibaldi e la conferma della Canzone del Piave. La classe politica dell'epoca approvò poi la proposta del ministro della Guerra Cipriano Facchinetti, che prevedeva l'adozione del Canto degli Italiani come inno provvisorio dello Stato. La canzone del Piave ebbe quindi la funzione di inno nazionale della Repubblica Italiana fino al Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1946, quando Cipriano Facchinetti (di credo politico repubblicano), comunicò ufficialmente che durante il giuramento delle Forze Armate del 4 novembre, quale inno provvisorio, si sarebbe adottato il Canto degli Italiani.

Le sei strofe

"Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa
Dov'è la Vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò."

"Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo,
Perché siam divisi
Raccolgaci un'Unica
Bandiera, una Speme
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò."

"Uniamoci, amiamoci
L'unione e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può!?"

"Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò."

"Son giunchi che piegano
Le spade vendute
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d'Italia
Il sangue Polacco
Bevé, col cosacco
Ma il cor le bruciò."

"Evviva l'Italia
Dal sonno s'è desta
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò."

Il ritornello

"Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò."

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