Eccellenza e umanità, la storia a lieto fine di un bambino salvato dall'ospedale Cisanello

A soli 7 anni, il piccolo è stato in pericolo di vita a causa dell'appendicite perforata. Il padre ringrazia tutto il personale dell'ospedale cittadino e i colleghi dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Un bambino pisano, di soli 7 anni, è stato protagonista di una bellissima pagina di sanità pubblica, scritta da una lunga lista di donne e uomini dell’ospedale Cisanello di Pisa che con un intervento chirurgico in laparoscopia, eseguito dal dottor Andrea Bertolucci dell’Unità Operativa di Chirurgia d’Urgenza diretta dal Professor Massimo Chiarugi, gli hanno salvato la vita. La storia la racconta il babbo, che insieme alla mamma ha vissuto giorni di pura angoscia prima di poter tirare un enorme sospiro di sollievo e abbracciare forte il figlio.

La vicenda ha inizio martedì 15 settembre alle ore 10. Dopo due giorni che il dolore al pancino non passava la mamma, comprensibilmente preoccupata, ha deciso di portare il figlio al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Cisanello di Pisa. Un gesto dettato dall’angoscia ma che si è rivelato provvidenziale perché oggi mamma e papà devono la vita del loro bambino all’équipe medica diretta dal Professor Massimo Chiarugi. Quel dolore che accusava il bimbo è stato infatti un primo segnale di una patologia alquanto pericolosa, che se non presa in tempo avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Nei locali del pronto soccorso pediatrico la situazione clinica è peggiorata, tanto che il professor Francesco Massart non ha esitato a contattare i colleghi per un consulto chirurgico: al bimbo è stata diagnosticata un’appendicite perforata.

Da qui la necessità di un intervento d’urgenza che, dopo l’esito del tampone, è avvenuto alle 21 del giorno stesso. Dopo otto giorni di degenza il bambino viene dimesso ma il 30 settembre, purtroppo, è stato nuovamente ricoverato perché lamentava dei forti dolori addominali tanto che il Prof. Massart, della U.O. Pediatria, ha ritenuto di far eseguire dal radiologo Dario D’Aniello prima una radiografia al torace, poi un’ecografia ed infine una Tac con mezzo di contrasto dalla quale è emersa la presenza di un versamento peritoneale con la conseguente infiammazione dell’intestino e dell’area sottoposta all’intervento chirurgico.

L’incubo che sembrava finito con la dimissione del 22 settembre torna a turbare il piccolo ed i suoi genitori perché viene prospettato un probabile nuovo intervento chirurgico volto a drenare il pus che si era nuovamente prodotto e che avrebbe potuto causare un’altra peritonite. In questa seconda degenza i chirurghi hanno optato per una terapia antibiotica, prima di procedere con un nuovo intervento, che ha prodotto un progressivo miglioramento del quadro clinico addominale tanto che dopo cinque giorni (4 ottobre) il paziente è stato dimesso in buone condizioni cliniche generali con una specifica cura antibiotica. Due giorni dopo l'ennesima doccia fredda: il 6 ottobre viene nuovamente ricoverato in Chirurgia d’Urgenza per dolori addominali, vomito e diarrea.

Stavolta i sospetti dei medici si focalizzano su una gastroenterite, così l’infettivologo cambia la terapia antibiotica prima di decidere, per ulteriori e più specifici accertamenti, di trasferire il bambino all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, con un quadro clinico che comunque è in netto miglioramento. Una vicenda che si può definire sintomatica dell’alto livello di preparazione del personale dell’ospedale Cisanello di Pisa dal pronto soccorso pediatrico, alla Unità Operativa di Chirurgia d’Urgenza, all’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione (durante l’intervento chirurgico rappresentata dal Dr. Michele Oligeri coadiuvato da due bravissime e dolci colleghe), all’Unità Operativa Radiodiagnostica di Pronto Soccorso e a tutti gli infermieri ed operatori socio sanitari.

"Vogliamo ringraziare - dicono i genitori - tutto il personale del Pronto Soccorso Pediatrico e dell’ U.O. di Chirurgia d’Urgenza dell’ospedale Cisanello ed in particolare il Prof. Massimo Chiarugi, che ha sempre dimostrato tanta sensibilità ed attenzione al suo piccolo paziente. Abbiamo trovato personale di altissimo livello non solo dal punto di vista professionale. Tutti ci sono stati vicini, tutti hanno mostrato un’attenzione e una vicinanza non comuni. Dobbiamo dire che ci hanno davvero coccolati".

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I due genitori proseguono: "Abbiamo deciso di raccontare questa storia perché l’appendicite si manifesta prevalentemente tra i 4 e i 20 anni, mentre risulta meno comune nei bambini al di sotto dei 4 anni di età, e perché quanto più sono piccoli i bambini tanto più facilmente ci si può trovare di fronte ad una appendice già perforata (peritonite), come nel caso di nostro figlio, a causa soprattutto della difficoltà che hanno i bambini di descrivere con precisione i sintomi. Nostro figlio ad esempio aveva avuto nausea, vomito, diarrea e febbre anche fino a 38,7°C che inizialmente hanno fatto pensare al pediatra che si trattasse di una gastroenterite virale oppure al covid-19 (il tampone negativo lo ha poi escluso). Ma dopo le analisi del sangue effettuate al Pronto Soccorso Covid di Pediatria, il Prof. Francesco Massart ha intuito la diagnosi e si è prontamente confrontato con i chirurghi per procedere quanto prima all’operazione al fine di evitare complicazioni che avrebbero potuto mettere a rischio la vita. Invitiamo quindi tutti i genitori a fare molta attenzione perché se l'appendice si rompe o si perfora, il materiale infetto fuoriesce provocando la contaminazione e l'infezione della cavità addominale, alla quale l'organismo risponde con la produzione di pus, causando una peritonite che può essere mortale se non curata immediatamente”.

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