Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Pisa eccellenza del trapianto di fegato: tagliato il traguardo dei 2.500 interventi

Sono 25 gli anni di storia della procedura, in costante divenire

Venticinque anni di trapianto di fegato a Pisa, tagliato il traguardo di 2500 trapianti effettuati a Pisa. Una lunga storia: il numero uno fu eseguito il 3 gennaio 1996.

"Il resoconto di quella notte è depositato nella memoria del professore Gianni Biancofiore, attuale direttore dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione trapianti - spiega il professore Paolo De Simone, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato - la paziente era una donna di 56 anni che ricevette un fegato prelevato a Firenze da un donatore di 47 anni. Il trapianto numero 2500 è stato eseguito invece il 25 febbraio 2021 in un paziente di 66 anni, da donatore di 81. I dati illustrano già cosa è cambiato. Riceventi e donatori sono più anziani di quelli di 25 anni fa. Oggi trattiamo pazienti più anziani e trapiantiamo fegati più anziani. Mentre il donatore di 25 anni fa era un paziente vittima di trauma stradale, quello odierno è un individuo anziano ricoverato per patologia cerebrovascolare. In sintesi questi sono i più importanti cambiamenti epidemiologici".

In 25 anni la Regione Toscana si è dotata di un sistema strutturato di reperimento dei donatori affidato ai coordinamenti locali e sotto il controllo dell’Ott-Organizzazione toscana trapianti nata nel 2003. Esiste una coordinazione di tutte le aziende regionali toscane e un sistema ben definito di segnalazione della disponibilità di un donatore, di trasporto di équipe e di organi.

"In Aoup - prosegue De Simone - il programma trapianto di fegato è stato possibile grazie all’integrazione con le altre Unità operative e servizi aziendali. Oggi non esiste virtualmente attività che non abbia relazione con i trapianti di fegato e viceversa, dal laboratorio analisi, alle malattie infettive, all’epatologia, alla radiologia al centro trasfusionale e così via. I trapianti di fegato sono basati sull’insieme di tutte le attività assistenziali aziendali. Nel corso degli anni il panorama della trapiantologia epatica si è andato arricchendo con nuove opportunità in passato sconosciute: la prima è consistita nell’impiego di donatori cosiddetti subottimali o a criteri allargati. Si tratta di individui anziani e che rappresentano oggi la principale risorsa di donatori della nostra Regione e del nostro Paese. Il nostro centro è stato tra i primi a introdurre l’uso routinario di fegati anziani sin dal 2000 e abbiamo trapiantato con successo organi ultranovantenni arrivando sino a 97 anni".

La pandemia non ha intaccato l’attività trapiantologica nel 2020. Il sistema sanitario regionale e le strutture aziendali hanno saputo reagire e la separazione dei percorsi ha consentito di proseguire queste attività. "Non nascondiamo - aggiunge De Simone – che le difficoltà siano state numerose: la paura di contagio tra gli operatori, innanzitutto. Poi il controllo scrupoloso di tutti i pazienti che afferiscono alla nostra struttura. Quindi la riconversione di tante modalità di assistenza in presenza in forma telefonica o telematica. L’insegnamento è che la coordinazione, l’integrazione e la comunicazione permettono di superare le difficoltà".

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