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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Ucraina, a Pisa 18 famiglie in contatto con la Caritas: un mosaico di storie da accogliere con consapevolezza

La macchina dell'accoglienza si è messa in moto da pochi giorni, ma sono già molte le richieste accolte dagli uffici dell'Arcivescovado

Fuggiti con le poche cose radunate negli attimi precedenti all'uscita di casa. Quell'abitazione che in alcuni casi desiderano ardentemente ritrovare intatta nel momento del ritorno. Ma che per altri resterà per sempre il luogo del cuore, lontano dal posto in cui continuare la propria storia familiare. Sono 18 i nuclei familiari scappati dall'Ucraina ed entrati in contatto negli ultimi giorni con gli uffici della Caritas diocesana di Pisa. Con il carico di 24 minori da proteggere dalla crudeltà della guerra e dalle difficoltà dello sradicamento dal proprio paese.

"Si tratta di famiglie arrivate a Pisa perché avevano un contatto stretto già insediato stabilmente sul territorio" spiega don Emanuele Morelli, direttore della Caritas pisana. "Principalmente mamme o zie che svolgono la professione di badante - continua don Morelli - che si sono attivate velocemente per far uscire dall'Ucraina le figlie e i figli con i rispettivi coniugi e i nipoti". La risposta della comunità pisana alla crisi umanitaria esplosa nell'est europeo "è stata incredibile. I nostri uffici hanno già ricevuto la disponibilità di sette appartamenti nei quali sistemare i nuclei familiari che hanno preso contatto con Caritas, e altre tredici famiglie si sono offerte di ospitare nelle loro case i profughi".

A chi già si è offerto e a tutti coloro i quali intendono seguire questi esempi, don Emanuele Morelli ha un messaggio da riferire: "L'accoglienza deve essere fatta con consapevolezza. Perché tra l'idea e il gesto concreto passano impegno, sacrificio, condivisione del dolore e dei problemi. Ringrazio chi, fin dai primi giorni del conflitto, si è messo a disposizione e ci ha contattato".

Strutture da individuare e necessità da ascoltare

"Caritas Pisa continua comunque nella ricerca di strutture con le quali aprire canali di collaborazione - prosegue il direttore - perché ci sarà bisogno di molti spazi nei quali sistemare i profughi, destinati a crescere nelle prossime settimane. Dalle testimonianze raccolte tra le 18 famiglie arrivate nel nostro territorio, il desiderio principale è quello di fare ritorno in Ucraina una volta ripristinata la pace. Ma ci sono anche casi di famiglie che intendono ricostruire la loro vita qua". Come una mamma con due bambini di 4 e 9 anni, che ha già manifestato il desiderio di ricostruire la propria vita all'ombra della Torre.

"La donna e i figli attualmente sono ospitati in casa di una famiglia di Porta a Lucca - spiega don Emanuele Morelli - che ha già provveduto a iscrivere il bambino più grande alla scuola elementare. La parrocchia invece ha proposto alla mamma l'iscrizione gratuita al doposcuola per entrambi i bambini, e ci stiamo muovendo per consentire al piccolo di 9 anni di tenere viva la passione del karate, lo sport che praticava in Ucraina". Questo nucleo familiare, come tutti gli altri presenti sul territorio pisano, sono stati segnalati da Caritas Pisa alla Questura e alla Prefettura in modo da avviare i percorsi di identificazione e screening sanitario.

"In questo modo, chi vorrà potrà rimanere con il familiare che ha fatto da tramite per il loro arrivo a Pisa - continua don Morelli - altri invece si potranno appoggiare agli alloggi dei Centri di assistenza straordinaria gestiti a livello governativo. E' molto importante rispettare l'iter burocratico e sanitario richiesto dalle istituzioni, poiché così facendo le famiglie ospitate potranno accedere con maggiore semplicità a tutte le forme di assistenza e sostegno". Le singole storie dei nuclei arrivati dall'Ucraina compongono un mosaico estremamente eterogeneo per quel che concerne l'estrazione sociale, l'esperienza lavorativa e il bagaglio culturale: "Un quadro nel quale sarà certamente necessario intervenire anche con forme di sostegno psicologico - puntualizza il direttore di Caritas Pisa - la guerra lascia cicatrici profonde nella mente, che molto spesso vengono in superficie soltanto dopo diverso tempo dalla fuga dal teatro del conflitto".

Attorno ai profughi che decideranno di rimanere sul territorio ci sarà anche da costruire una rete relazionale in grado di assorbire e rispondere a tutte le criticità. "In tal senso ci stiamo già adoperando per attivare la rete delle parrocchie diocesane. Far sentire vicinanza e sostegno alle famiglie è fondamentale, senza dimenticare che accogliere non è sinonimo di elemosina. Bisogna preservare sempre la dignità e l'integrità delle persone che aiutiamo, rispettosi del loro passato e delle singole storie personali". E per chi avesse l'impulso a contribuire ulteriormente al supporto delle popolazioni investite dalla guerra, Caritas Pisa mette a disposizione i canali istituzionali attraverso i quali raccogliere fondi da inviare alle associazioni omologhe attive in Ucraina. "In tanti si sono attivati con raccolte di beni di prima necessità - spiega don Morelli - noi abbiamo preferito coordinare l'invio di denaro, che gli operatori sul campo impiegheranno direttamente per tutte le esigenze che riterranno più opportune".

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