Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Pisa e Livorno unica Provincia? Anche il Vernacoliere dice "Sì"

L'accorpamento tra le province di Pisa e Livorno: dalle simpatiche dichiarazioni di Mario Cardinali, direttore del Vernacoliere, a quelle più serie del presidente della Provincia Andrea Pieroni

Pisa-Livorno in unica grande provincia? Dopo i tagli e le decisioni di accorpamento delle province da parte del Governo, arrivano conferme positive e simpatiche anche dal Vernacoliere, il mensile satirico livornese. Così Mario Cardinali, il direttore della rivista, risponde sulla questione: "Come popolazione, i livornesi continueranno a essere livornesi e i pisani a essere pisani. Un conto sono i comuni, ma le province sono luoghi dove i cittadini si riconoscono di meno. Si parla di accorpamenti burocratico amministrativi per ridurre i costi, non di abolire storia, tradizione e identità della gente. I livornesi poi, sono una popolazione di cicale in una terra di formiche".

Alla domanda "Che la locandina farebbe sull'argomento?", risponde con una battuta in livornese stretto: "Un si fa già nulla noi 'un si farà nulla nemmeno coi pisani". Tra le battute di Cardinali, si fa anche un accenno all'ultimo titolo del suo mensile, che parla delle truffe in mare, dove compare anche Pisa: "Nei ristoranti gatti fradici ai fiorentini spacciati per pesci tropicali. E ai pisani acqua con gasse di scurregge".

Dalle dichiarazioni simpatiche e scanzonate del Vernacoliere, si passa a quelle più serie del presidente della Provincia Andrea Pieroni. "Il nostro giudizio compiuto giungerà quando avremo in mano il testo definitivo della riforma delle Province, ma già da adesso possiamo notare con disappunto che sono state tolte ai nostri enti importanti funzioni come il lavoro, l'istruzione, la formazione e l'edilizia scolastica, che difficilmente possono essere amministrate dai Comuni in un'ottica di area vasta".

Questo il primo commento di Andrea Pieroni, all'indomani del Consiglio dei Ministri sulla spending review: "Certamente sono state accolte alcune delle nostre richieste volte a fare chiarezza sulla riorganizzazione delle istituzioni locali - continua a dire Pieroni - e in particolare è stato eliminato, nei criteri sull'accorpamento, quello del numero minimo di 50 comuni. Un punto che avrebbe generato storture come l'assenza totale di nuove province in Toscana, dove nessuna realtà provinciale raggiunge tale numero".

"Nei tempi della conversione in legge del decreto  sulla riorganizzazione delle province - conclude Pieroni ­- ci saranno certamente gli spazi per definire i termini degli accorpamenti. La mia preoccupazione, come ho già espresso chiaramente ieri, è che se dovessero essere confermate le cifre della revisione della spesa dello Stato per le province ci troveremo di fronte ad un generale crollo finanziario e diminuirebbero le funzioni essenziali per i cittadini".

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