Cronaca Centro Storico / Piazza della Stazione

Aggredito a due passi dalla stazione: in ospedale attivista di Rebeldìa

Moez Chamkhi, oltre ad essere un componente di Progetto Rebeldìa e di Africa Insieme, è anche un attivista del Fronte Popolare Tunisino in Italia. L'aggressore un altro tunisino: l'episodio potrebbe inseririsi nel quadro di intimidazioni presenti in Tunisia

Moez Chamkhi dopo l'aggressione

Un'aggressione in pieno centro, vicino alla stazione ferroviaria, ai danni di un attivista del Fronte Popolare Tunisino in Italia e di Progetto Rebeldìa, oltre che volontario e dirigente di Africa Insieme. Moez Chamkhi è stato aggredito da un altro tunisino, identificato, appena sceso dalla sua auto, mentre si stava dirigendo verso un bar, mercoledì sera intorno alle 21,30. Lo rende noto lo stesso Fronte Popolare Tunisino. Dopo essere stato colpito Moez ha perso conoscenza ed è caduto. Si è risvegliato poco dopo mentre l'aggressore continuava a picchiarlo con calci e pugni su tutto il corpo. Per non essere 'interrotto' l'altro tunisino ha portato con sé un altro gruppo di connazionali che si è disposto in cerchio intorno ai due in modo che nessuno vedesse cosa stava succedendo o potesse intervenire.  Moez Chamkhi ha riportato ferite non gravi ed ha passato due notti in ospedale per accertamenti.

"In un momento in cui in Tunisia la violenza contro i militanti del Fronte Popolare, all’informazione, agli artisti, alle donne, ecc...aumenta continuamente, l'aggressione del compagno Moez risulta ancora più allarmante - si legge in un comunicato del Fronte Popolare - dopo essere stato oggetto di accuse infamanti da parte di altri connazionali vicini al governo tunisino e al partito islamista, dopo essere stato accusato di essere un 'comunista ateo e infedele' da parte di quelle stesse persone che hanno partecipato a diversi meeting organizzati in Italia da esponenti politici di governo e maggioranza islamista, Moez Chamkhi è stato aggredito e picchiato, così come capitava ai militanti, Moez compreso, sotto la dittatura di Ben Ali, ancora una volta a causa della sua attività politica".



"Non sappiamo se l’aggressione a Moez si inserisca nel quadro di intimidazioni e di violenze all'ordine del giorno nel paese nordafricano. Se così fosse saremmo di fronte a un salto di qualità preoccupante: sarebbe uno dei primi episodi di violenza politica al di fuori del territorio della Tunisia, nella diaspora degli immigrati - affermano da Africa Insieme e Progetto Rebeldìa - ci auguriamo che non sia così. Chiediamo che si faccia piena luce sull’episodio e sulle sue motivazioni, e invitiamo tutte le associazioni, le realtà della società civile, i soggetti sociali e le comunità migranti a far sentire la loro voce in solidarietà a Moez. Da parte nostra, mandiamo un grande abbraccio al nostro amico e compagno, augurandogli una pronta guarigione".
 

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