Cronaca

Ortofrutta, l'allarme di Confagricoltura: "7 gelate in un mese, perso l'80% delle albicocche"

L'associazione di categoria segnala che nei primi mesi del 2021 le temperature sono state di 3 gradi inferiore alla media del periodo

Sette gelate in un mese e intere colture bruciate dal gelo. Oggi il settore dell’ortofrutta toscana conta i danni: la produzione di albicocche danneggiata quasi totalmente, si stima l’80%; nettarine e pesche dal 70 al 50% in meno. "Una situazione drammatica, è il terzo anno consecutivo che registriamo danni ingenti, ma questo 2021 è peggio degli altri", è l’allarme di Confagricoltura Toscana per voce di Antonio Tonioni, presidente del settore Ortofrutta. Meno 5,3 gradi registrati in Valdichiana, dove si concentra la maggiore produzione ortofrutticola toscana, e  fino a meno 3 sulla costa, tra Livorno, Grosseto e Pisa. Ora l’attenzione è sul melo e il pero in piena fioritura: "Un’altra gelata sarebbe disastrosa", continua Tonioni.

Stimare i danni è comunque prematuro. "Possiamo però dire già che sono superiori a quelli del 2020. Le gelate di quest’anno hanno trovato la campagna già pronta e in fioritura a causa di un febbraio caldo. Dobbiamo aspettare maggio per vedere le perdite effettive, quando capiremo se i frutti rimasti sugli alberi sono buoni o cadranno perché irrimediabilmente danneggiati".

Le gelate di quest'ultimo mese si sono rivelate molto aggressive. "Quest’ultima, ad esempio, non è stata una gelata stratificata, ma una corrente di aria fredda dal nord e non si è salvato nessuno: ha colpito sia i fondi valle che le zone collinari. Tutte le aziende agricole sono coinvolte". Tonioni continua chiedendo "un’attenzione e una sensibilità maggiore verso questo settore che da tre anni conta solo danni: nel 2019 erano le grandinate, il 2020 e il 2021 le gelate. Non solo operiamo in un contesto difficile a causa della pandemia, ma abbiamo sulle spalle tre anni consecutivi con il segno meno e anche le aziende più performanti sono in difficoltà". Il lavoro della campagna, nonostante tutto, non può fermarsi: "Continuiamo a lavorare e a investire per prepararci alla produzione del 2022. I costi restano sempre gli stessi, ma i guadagni sono sempre più risicati. Se continua così è a rischio anche l’occupazione degli stagionali".

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