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Cronaca

Allergie alimentari, l'esperta: "Fondamentale l'educazione del paziente"

A parlare è Anna Carabelli, responsabile della Sezione Dipartimentale di Allergologia Clinica dell'Aoup

"L'unica terapia possibile è quella di rimuovere il cibo a cui siamo allergici dalla nostra dieta. E' poi fondamentale l'educazione del paziente che deve sempre leggere le etichette degli alimenti. Da questo punto di vista la normativa aiuta perchè impone ai produttori di scrivere sull'etichetta tutto quello che è contenuto nel prodotto in vendita". A parlare è Anna Carabelli, responsabile della Sezione Dipartimentale di Allergologia Clinica dell'Aoup. Con lei abbiamo affrontato il tema delle allergie alimentari, anche in relazione alla tragica vicenda di Chiara Ribechini, la 24enne che domenica ha perso la vita per shock anafilattico dopo aver cenato in un ristorante di Colleoli.

Quanto sono diffuse le allergie alimentari?

"I dati generali indicano che sono colpiti da forme di allergia alimentare il 2-3% della popolazione adulta e il 6-7% dei bambini. Molto dipende dal Paese di provenienza e dallo stile di vita della persona".

Quali sono i tipi di allergie più diffuse?

"Anche in questo caso dipende molto dal Paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, l'allergene (la sostanza che, in alcuni individui, è in grado di produrre manifestazioni allergiche di varia natura Ndr) più diffuso è l'arachide. In Italia, invece, sono latte, uova, frutta secca con guscio e crostacei".

Come ci si accorge di essere allergici ad un alimento? Servono dei test? A che età è possibile farli?

"L'allergia alimentare può insorgere a qualsiasi età. Anche i test possono essere fatti a qualsiasi età ma cambia l'approccio a seconda che si tratti di un adulto o di bambino. Il primo tipo di test che si può realizzare si chiama 'prick test' ed è un test cutaneo molto semplice che può essere fatto in 15/20 minuti. Ci sono poi test sierologici, quindi in sostanza l'esame del sangue, che ci permettono di individuare in maniera più precisa la fonte allergenica, individuando, ad esempio nell'arachide, l'esatta proteina in grado di scatenare la reazione allergica. L'ultimo test che si può effetturare, ma che viene fatto molto di rado, è il test di provocazione che sostanzialmente consiste nel somministrare l'alimento contenente l'allergene al paziente, ovviamente in maniera controllata".

C'è differenza tra allergia e intolleranza alimentare?

"La differenza principale sta nel fatto che l'intolleranza ha un meccanismo non immunologico. In generale possiamo dire che la reazione acuta di un'allergia è generalmente più grave e può portare allo shock anafilattico. L'intolleranza è invece un tipo di reazione che non è mai così grave. C'è poi da sfatare un mito: le intolleranze vere e proprie sono solo quelle che riguardano il glutine, il lattosio e il lattulosio. Le altre non sono riconosciute dalla medicina ufficiale".

Dopo quanto tempo, dall'ingestione, si manifesta la reazione allergica?

"Generalmente la reazione si manifesta immediatamente, entro pochi minuti. In alcuni casi casi può manifestarsi entro la prima ora. Molto raramente possono passare fino a tre ore".

L'autopsia ha confermato che Chiara Ribechini è morta per shock anafilattico. Ma cos'è esattamente?

"Si tratta della più grave delle reazioni allergiche e comporta un interessamento dell'apparato cardiocircolatorio e respiratorio. Generalmente, nelle reazioni allergiche meno gravi, si hanno invece sintomi cutanei, come orticaria e prurito, intestinali o anche respiratori ma non in forma così grave".

Come si verifica una contaminazione alimentare tra due cibi? 

"Se, ad esempio, ho usato un cucchiaino per girare il latte e lo utilizzo per girare anche un altro prodotto è possibile che si verifichi una contaminazione. Nelle forme allergiche più gravi basta poco: anche una quantità minima di allergene può scatenare la reazione allergica".

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