Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Agricoltura, Coldiretti: "50 aziende ostaggio della cattiva gestione del territorio"

In seguito alle recenti alluvioni, Coldiretti ha scritto alla Regione per denunciare la situazione presente in parte del territorio provinciale

Aziende agricole ostaggio dell’incuria e della cattiva gestione del territorio. Sono almeno una cinquantina comprese nell’area tra San Miniato, Pontedera e Peccioli, le aziende agricole che a causa della manutenzione di canali e fossi finiscono sott’acqua ogni volta che la pioggia cade abbondante con gravi danni alle coltivazioni e all’attività economica. E così è successo anche lo scorso 23 e 24 aprile: le violente precipitazioni hanno creato nuovamente disagi e l’inondazione di numerosi terreni agricole su cui erano presenti coltivazioni di mais, grano, girasole e patate. Il danno è stato aggravato dal cedimento in alcuni punti degli argini delle vasche di espansione lungo il fiume Egola che da tempo non sono sottoposte ad alcuna manutenzione. A denunciare nuovamente la situazione è stata Coldiretti Pisa nella preoccupata lettera inviata negli scorsi giorni alla Regione Toscana, al Genio Civile e al Consorzio di Bonifica 'Basso Valdarno' con la quale ha richiesto l’urgente attivazione dei sopralluoghi per definire ed ammontare la portata economica dei danni, elemento indispensabile per tentare la via della richiesta di calamità naturale, il risarcimento delle aziende ed il ripristino dei terreni allagati.

Un primo sopralluogo era stato effettuato già all’indomani dell’evento atmosferico dai vertici di Coldiretti e dal presidente del Consorzio di Bonifica, Marco Monaco. “Il fiume Egola necessità di una manutenzione periodica e continuativa. Deve essere consentito lo scavo del letto del fiume che attualmente non regge la portata di grandi quantità di acqua piovana per evitare le inondazioni che purtroppo sono diventate una triste ricorrenza - spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Pisa - sono necessari interventi per ridurre il rischio idrogeologico e rinforzare gli argini del fiume che sono ceduti consentendo all’acqua di allagare i terreni dove gli agricoltori avevano da pochi giorni seminato. La richiesta avanzata nella lettera va nella direzione del riconoscimento dello stato di calamità naturale per quelle porzioni di terreni e per quelle aziende agricole che hanno subito danni”.

Secondo Coldiretti sulla base dei dati forniti dall’Ispra il 10% del territorio provinciale, pari a 232 chilometri quadrati, è a rischio alluvione elevata. Si tratta della percentuale, in rapporto alla superficie, più alta di tutta la regione. Ma è il 70%, pari a oltre 1.700 ettari su 2.445, il territorio inserito nell’area di pericolosità idraulica. “La provincia di Pisa - analizza Aniello Ascolese, direttore Coldiretti Pisa - è sulla carta, in base ad evidenze tecnico-geologiche, la provincia con la percentuale di rischi più elevata sul fronte alluvioni, ragione per cui non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Gli enti preposti al controllo e agli interventi devono fare di più per evitare che le inondazioni mettano in pericolo abitazioni, strutture, aziende agricole e vite umane. Siamo molto preoccupati per lo stato di salute del fiume Egola che è spesso causa delle inondazioni”.


Coldiretti, nel corso del sopralluogo ha delimitato l’area a più forte criticità delimitata tra Santo Pietro Belvedere a Peccioli e le località di Palagio, Grottoni, Fornacino, Diga d’Orio, stradone di via Zara, Ponte del Mulino, via Mugnana e Scorno. “In via Mugnana e Scorno - spiega ancora Ascolese - si è creata una vera e propria voragine di diverse decine di metri di ampiezza che ha inghiottito una porzione di terreni coltivati molto grande porzione”. Per Coldiretti è la “conseguenza - scrive nella lettera - dell’incuria e della cattiva gestione del territorio che insieme al fenomeno molto spesso incontrollato dell’urbanizzazione e della cementificazione provoca degli effetti devastanti sul fragile sistema idraulico. “E’ indispensabile intervenire per evitare che accada ancora in futuro e le aziende - conclude Ascolese - hanno il diritto di essere risarcite”.

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