Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Pontedera

Long Covid: oltre 350 pazienti negli ambulatori dell'Asl Toscana Nord Ovest

Dopo la fase acuta della malattia i pazienti possono avere sintomi che vanno dalla stanchezza alle difficoltà respiratorie

Quattro ambulatori in rete per seguire i pazienti che sono guariti da forme gravi di Covid 19. Sono quelli che si trovano agli ospedali di Pontedera, Volterra, Cecina e Piombino. Attivi già dalla primavera del 2020, subito dopo la prima ondata pandemica, e poi riattivati tra il dicembre e il gennaio scorsi, a seguito della seconda ondata, hanno seguito fino ad oggi oltre 350 persone che, superata la fase acuta della malattia, che si è presentata nel suo aspetto più aggressivo, continuano ad accusare sintomi tipici del cosiddetto Long-Covid: difficoltà respiratorie dovute ad alterazioni nella ossigenazione, fatica muscolare, stanchezza, ma anche ansia, disturbi dell’attenzione, difficoltà a concentrarsi. Tutti questi postumi non hanno a che fare solo con l’apparato respiratorio che è il principale bersaglio del virus, ma anche con il coinvolgimento di altri organi colpiti dall'infezione da SARS-CoV-2, come il cuore, il sistema nervoso centrale e con la persistenza di uno stato infiammatorio.

Contrariamente a quanto generalmente si ritiene, il Long Covid può interessare sia soggetti che sono stati ospedalizzati, sia coloro che sono stati trattati a domicilio. “Stiamo analizzando i dati diagnostici raccolti in questi mesi - dice il dottor Guido Vagheggini, che coordina i quattro ambulatori di follow up post Covid - e li presenteremo al prossimo congresso Internazionale della European Respiratory Society. Abbiamo infatti osservato che è proprio nei soggetti in cui persistono alterazioni ecografiche e funzionali dell’apparato respiratorio che si riscontrano maggiore affaticabilità ed alterazioni del benessere psicologico e della qualità di vita”.
“A Pontedera, Volterra, Cecina e Piombino abbiamo adottato un approccio multidisciplinare per monitorare gli effetti del Covid sul lungo periodo, ponendo una particolare attenzione ai sintomi indicativi di impegno neuropsicologico, che indaghiamo con una serie di test messi a punto in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia clinica dell’università di Pisa, in particolare con il direttore, il professor Angelo Gemignani, e la dottoressa Francesca Marzetti Moro”. 

“A segnalarci i pazienti che devono essere seguiti - continua Vagheggini - sono sia le strutture ospedaliere dove queste persone sono state ricoverate, spesso in terapia intensiva, oppure i medici di medicina generale, che li hanno seguiti a casa anche grazie alle Usca. Ogni paziente ha avuto a che fare con forme particolarmente aggressive di Covid, ha superato la fase più grave della malattia, ma continua, a distanza di mesi, a sentirsi stanco, ad avere difficoltà respiratorie, a manifestare stati d’ansia e deficit di attenzione”. “Noi attiviamo il primo contatto con i pazienti segnalati a circa un mese dall'avvenuta guarigione - prosegue Vagheggini - via telefono, durante il quale chiediamo varie informazioni sul loro stato di salute con una intervista anamnestica che ci consente di valutarne lo stato di salute e la necessità di avviare la persona ad esami di approfondimento: prove di funzionalità respiratoria, ecografia toracica, test da sforzo, test neuro-psicologici ed esami ematici che cerchiamo di garantire entro i successivi tre mesi. Ricercare precocemente alterazioni funzionali respiratorie è particolarmente importante per individuare quelle forme che possono evolvere verso quadri di fibrosi polmonare anche gravi e che devono essere trattate precocemente. Tuttavia, sulla base delle alterazioni funzionali riscontrate nella nostra valutazione multidisciplinare, siano esse cardiologiche, neurologiche, pneumologiche o neuro-psicologiche, possiamo indirizzare i pazienti in percorsi specialistici personalizzati. Ad oggi il trattamento di queste alterazioni è principalmente di tipo non farmacologico, anche se i primi risultati dei molti studi attualmente in corso aprono nuove prospettive sia nella comprensione dei meccanismi del Long Covid, sia nel suo trattamento. Il Dipartimento delle Specialità mediche della AUSL Toscana nord ovest, nelle persone del dottor Roberto Bigazzi, del dottor Roberto Andreini e del dottor Renato Galli, ha fortemente promosso e sostenuto questa iniziativa. E voglio ringraziare per il loro impegno i medici insieme ai quali abbiamo realizzato e portato avanti questo progetto: Giuseppa Levantino, Simone Meini e Mauro Taccola per gli ospedali di Volterra e Pontedera, Annalisa Mannucci e Fabio Paolo Scotto per l’ospedale di Cecina, Giulio Bardi per l’ospedale di Piombino”.

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