Cronaca

"Numeri chiusi mascherati": gli studenti di Ingegneria ricorrono al Tar

Sotto accusa i test di autovalutazione promossi dalla Facoltà: "A chi non ottiene un certo punteggio è consentito iscriversi ma senza sostenere esami." I sindacati annunciano ricorso

A Pisa, oltre ai numeri programmati previsti dalla legge, sono presenti per l’iscrizione ad alcuni corsi di studio dei test di autovalutazione che mascherano un vero e proprio numero chiuso. È quanto sostengono le associazioni studentesche Udu e Diritti a Sinistra che per ottenere giustizia hanno deciso di ricorrere al Tar del Lazio “con richiesta urgente di sospensiva” del provvedimento.

Ma in che cosa consistono questi test di autovalutazione? In sostanza, si legge sul sito dell’Ateneo Pisano, "gli studenti vengono sottoposti ad una prova comune a tutte le Facoltà di Ingegneria italiane che ha lo scopo di aiutare lo studente a valutare la propria  preparazione nelle discipline di base e la propria attitudine per gli studi di Ingegneria”.

Secondo studenti e sindacati la prova assume però valore coartante se lo studente non raggiunge un certo punteggio. "Dicono che il test non è selettivo - spiega il Coordinatore Nazionale dell’Udu Michele Orezzi - per il semplice fatto che comunque è consentita l’immatricolazione; ma in realtà non si possono fare gli esami e quindi di fatto i ragazzi sono esclusi, anzi peggio, gli si chiedono le tasse universitarie e poi non gli si consente di fare gli esami".

Sempre nel sito dell’Ateneo il provvedimento è spiegato in maniera piuttosto dettagliata: "Agli studenti che nel test conseguono una votazione inferiore al valore fissato di anno in anno dalla Facoltà, ovvero agli studenti che si iscrivono senza aver sostenuto il test, vengono quindi attribuiti OFA (obblighi formativi aggiuntivi) nelle discipline di base propedeutiche alla formazione ingegneristica".

In sostanza si tratta di un’ammissione con riserva: gli studenti ai quali sono stati attribuiti gli OFA non possono sostenere alcun esame fino alla loro estinzione. Secondo i sindacati un'ingiustizia abnorme. Da qui il il ricorso collettivo presentato al Tar del Lazio che ora dovrà esprimersi sulla vicenda.

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