Cronaca Pratale / Via Giovan Battista Pellizzi

Via Pellizzi, i residenti vincono il ricorso al Tar: stop al 'giardino verticale'

Il Tribunale riconosce le ragioni dei ricorrenti, il Comune di Pisa non ha verificato l'assenza di aumento del carico urbanistico in una zona già satura

In apertura una foto del 14 luglio 2021, sotto un'immagine dell'area del 2020 di Google Maps

In punta di diritto il Comune di Pisa, nel concedere il permesso a costruire dell'edificio da 20 appartamenti in via Pellizzi, ha rilasciato il titolo "in assenza delle verifiche (pur implicitamente) prescritte" dal proprio regolamento urbanistico, non valutando la necessaria "assenza di variazioni in aumento del carico urbanistico in una zona già satura". In poche parole hanno ragione i residenti del Comitato di via Battelli: al posto del vecchio immobile, al civico 7, non può essere tirato su un edificio di 5 piani. E, molto probabilmente, non è possibile nessun altro tipo di intervento che aumenti volumetrie o unità residenziali

A dirlo è la sentenza del 13 luglio 2021 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana che ha accolto il ricorso promosso un anno fa dagli abitanti, annullando il permesso a costruire numero 17/2020. Nel dettaglio viene riconosciuta l'assenza di una "specifica istruttoria" circa "l'impatto degli interventi di sostituzione edilizia" proposti dal privato. Il Tar così fissa per il Comune "l'obbligo di rinnovare le proprie valutazioni sul progetto di intervento, colmando il rilevato difetto istruttorio e conformandosi alle indicazioni della sentenza". 

La palla quindi torna all'amministrazione comunale, anche perché lo scenario ha un elemento nuovo: una variante al progetto del 'giardino verticale', con una riduzione degli appartamenti da 20 a 14. Elemento che però "essendo una modifica al permesso a costruire precedente oggetto di giudizio - spiega la presidente del Comitato Battelli Elena Casarosa - viene anch'essa travolta dall'annullamento". Succede tutto recentemente, con i lavori già partiti ed anzi, a ieri 14 luglio (il giorno dopo la sentenza), ancora in corso, vista la presenza di operai osservata da chi abita nella zona. "La variante al progetto precedente è stata approvata dal Comune il 19 giugno scorso. Le palazzine previste ora sono due, con 14 case invece di 20. Ci è sembrato un modo per avvicinarsi alle nostre istanze, ma le metrature sono sostanzialmente le stesse. Avevamo rinunciato a chiedere la misura cautelare di fermare i lavori in quanto nella camera di consiglio del 23 febbraio 2021 l'impresa si era impegnata a tenere fermi i lavori".

La sentenza del Tar "è per noi molto soddisfacente - commenta in ultima analisi Casarosa - ha accolto proprio le nostre critiche sull'eccessivo carico urbanistico che causa l'intervento, su una zona definita già satura. La nostra è una battaglia non solo per noi, ma per il quartiere e la città, per la vivibilità, in particolare nelle zone già densamente abitate. Ci auspichiamo che l'amministrazione ora intervenga e si conformi a quanto stabilito dal Tribunale".

La sentenza e i limiti dell'intervento 

Il giudizio amministrativo, a ben guardare, individua i limiti della 'sostituzione edilizia', cioè di abbattimento e ricostruzione, coordinati con quanto prevedono le norme urbanistiche locali varate dal Comune di Pisa stesso. La scheda del piano strutturale del Comune (il documento che detta le strategie urbanistiche generali ndr) definisce l'area come "decisamente satura" e "gravata da importanti flussi di traffico veicolare", con poi il regolamento urbanistico (il dettaglio 'operativo' ndr) che inserisce l'area di intervento in cui ricade l'immobile di via Pellizzi fra gli "assetti urbani non suscettibili di incremento del carico insediativo".

La ricostruzione del Tar conclude che di fatto ogni intervento vada ricondotto al limite del "non incremento" del carico urbanistico. E ne specifica il contenuto: "Stando alla disciplina regionale (art 41 del regolamento regionale d.P.G.R numero 39/R/2018 ndr) si determina sempre un incremento del carico urbanistico in presenza di interventi di nuova edificazione, di ristrutturazione urbanistica, oppure addizioni volumetriche agli edifici esistenti, ove comportanti incremento del numero di abitanti convenzionalmente insediati o insediabili", od anche per "reperimento di dotazioni aggiuntive di parcheggi per la sosta stanziale o di relazione, interventi comunque denominati dai quali derivi incremento del numero di unità immobiliari", fino a "interventi comunque denominati dai quali derivi un aumento della superficie utile degli organismi edilizi". 

La 'sostituzione edilizia' per il Tar è una figura che abbisogna di una "verifica che richiede di essere effettuata caso per caso e comporta il raffronto tra la situazione originaria e quella susseguente all'intervento". L'interpretazione finale della norma, per il Tribunale, va intesa per "evitare gli incrementi del carico insediativo". E' quindi obbligo del Comune "verificare, al momento del rilascio dei titoli abilitativi, l'impatto degli inteventi di sostituzione edilizia sul carico urbanistico" con "specifica istruttoria". L'assenza di questi rilievi ha comportato l'annullamento del permesso a costruire e, stanti le indicazioni del Tribunale, sembra difficile che dalle fondamenta già in cantiere possano ora essere costruiti aumenti di volumetrie o unità residenziali maggiori rispetto al precedente immobile nel quale vivevano due famiglie. 

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In apertura una foto del 14 luglio 2021, sotto un'immagine dell'area del 2020 di Google Maps

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