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Un passato evento alla Leopolda (foto d'archivio)

Un passato evento alla Leopolda (foto d'archivio)

Stazione Leopolda in bilico, il presidente Alderigi: "Pronto alle dimissioni"

Un annuncio quello di Martino Alderigi che vuole essere un tentativo per far proseguire l'attività alla struttura di piazza Guerrazzi

E' pronto a rassegnare le dimissioni Martino Alderigi, presidente della Casa della Città Leopolda, se mai queste dovessero servire a salvare la Stazione di Piazza Guerrazzi e a ricostruire un rapporto di collaborazione con l'amministrazione comunale. E' stato infatti un anno tribolato per la Leopolda: l’intenzione del sindaco Conti di riportare il mercato ortofrutticolo nell’antica stazione ottocentesca, la campagna di raccolta fondi per far fronte al mancato contributo 2014, la possibilità di trasferire le attività presso il centro espositivo Sms, sono stati argomenti chiave nel dibattito che è ruotato intorno alla Leopolda, un quadro di cui non è possibile immaginare con certezza i possibili esiti. Da qui l'annuncio di Alderigi che spera di poter dare un nuovo corso alla struttura.

“Quella con la Leopolda è una storia nata nel 1993, durante gli anni del liceo, quando numerose associazioni cittadine proposero di trasformare l’ex mercato centrale in un centro culturale. Da lì prese avvio il percorso dedicato alla ricerca dei finanziamenti europei con cui realizzare le opere di recupero. Il rapporto con il Comune di Pisa fu subito chiaro: la Leopolda avrebbe dovuto camminare da sola evitando di creare una fonte di spesa simile a quella del Teatro Verdi - ripercorre Alderigi - il primo obiettivo fu quello di reperire le risorse per garantire la sostenibilità del progetto. Iniziammo così a promuovere l’utilizzo della struttura da parte delle istituzioni pubbliche e del tessuto produttivo. Erano gli anni dell’Eurochocolate, della Biennale dei Giovani Artisti, del Festival del Cinema per la Pace, del Pisa Book Festival e della Fiera del Lavoro. Successivamente cercammo un salto di qualità, ideando gli eventi della Leopolda che hanno conquistato una posizione di rilievo nell’immaginario collettivo, come Dolcemente, Fior di Città o BeeRiver, e perfezionando le capacità di progettazione in campo nazionale ed europeo. Durante le ultime amministrazioni di centrosinistra il Comune ha adottato un indirizzo sempre più spigoloso, come se il livello politico e la struttura amministrativa preferissero seminare il terreno di ostacoli invece di sostenere, sia pure criticamente, la crescita del progetto. A questo cambio di atteggiamento è possibile ricondurre l’introduzione di un canone di affitto evidentemente sovrastimato, reso sostenibile da un contributo da stabilire annualmente".

"È vero, non tutte le suggestioni iniziali sono state coltivate come avrebbero meritato, lasciando una lieve senzazione di amara incompletezza. Occorre tuttavia ammettere che la scelta di privilegiare il valore estetico alla funzionalità degli ambienti e l’assenza di finanziamenti garantiti hanno favorito la formazione di un sistema più rigido del dovuto - prosegue il presidente dell'associazione - osservare la Leopolda popolata da un flusso continuo di bambini, famiglie, studenti, giovani danzatori, persone con difficoltà motorie che trovano un contesto accogliente e accessibile, rappresenta, nonostante ogni possibile valutazione critica, un’indelebile galleria d’immagini di un’idea collettiva ben costruita".

"Siamo così arrivati al presente. La Giunta Conti ha deciso che Leopolda rappresenta un problema da eliminare. Quella di riportare il mercato ortofrutticolo nell’antica stazione ottocentesca è un’idea buttata lì, senza alcuna valutazione di fattibilità e sostenibilità. Al contempo, l’offerta di trasformare l’Sms in un contenitore per le sedi delle associazioni non rappresenta un’alternativa, ma un’eventuale risposta integrativa - spiega Martino Alderigi - gli ambienti sono evidentemente diversi per conformazione e possibilità di utilizzo. La scelta di chiudere un progetto che funziona e spostare persone e attività come pedine di un grande gioco di società resta in conclusione difficilmente comprensibile. Per sgomberare il campo da eventuali equivoci, ritengo doveroso, parlando ora in prima persona, comunicare pubblicamente la disponibilità alle dimissioni dalla carica di presidente della Leopolda. Non possono essere le associazioni e i cittadini a pagare un problema di mancato gradimento politico o professionale. La necessità di salvaguardare la Leopolda e il diritto di poter contare sulla disponibilità di un contesto per la libera espressione ha la precedenza sul destino dei singoli".

"Se il Comune vuole invece proseguire sulla strada dello scontro, la città avrà il compito e il diritto di chiedere al sindaco se la chiusura della Leopolda rientra nel programma di mandato per cui è stato eletto - conclude Alderigi - si è domandato il sindaco cosa pensano i cittadini di questa struttura? È al corrente di quante persone vivono la Leopolda ogni giorno e quanti hanno usufruito degli spazi e dei progetti attivati nei quasi venti anni trascorsi dalla sua apertura? Governare una comunità composita richiede capacità di ascolto e mediazione: sia la ragionevolezza, non la prevaricazione, a prevalere”.

(Un passato evento alla Leopolda - foto d'archivio)

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