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Scuola, l'appello al Governo dei docenti pisani (e non): "Torni al centro dell'agenda politica"

Tra le richieste quella di lavorare per riaprire gli istituti a settembre: "La scuola deve essere al centro della ripartenza del Paese"

Un appello al Governo per far tornare la scuola al "centro dell'agenda politica". E' quello sottoscritto da 119 insegnanti di ogni ordine e grado, per lo più provenienti dalla provincia di Pisa, ma anche dal resto del Paese. "Da qualche tempo - si legge nel testo - il dibattito politico si sta concentrando su come avverrà la Fase 2, quella della ripartenza. Doverosamente la priorità è data al nodo delle attività produttive, e sul come e sul quando riaprire si rincorrono giornalmente notizie. Tutto tace, invece, sul fronte della scuola. Eppure la scuola coinvolge circa 10milioni di persone". 

La richiesta è quella riaprire gli istituti a settembre, "con tutte le garanzie che la situazione richiede: solo attraverso la didattica in presenza, infatti, è possibile ripristinare in modo sicuro il diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, e sacrosanto tanto quanto il diritto al lavoro: quello all’istruzione. Durante tutta la Fase 1 la scuola ha saputo reinventarsi attraverso l’aiuto della Dad (didattica a
distanza), tuttavia, non si può  ipotizzare, come alcune voci oggi provano a fare con toni entusiastici, che questo tipo di didattica possa essere prolungata. Non esiste un apprendimento valido che non presupponga un dialogo, un ascolto, un’attenzione, un contatto tra insegnante e studenti. La presenza è stata e resta il canale per la vera condivisione educativa".

Tra le altre richieste quella che le strutture scolastiche siano messe in condizioni di agibilità e sicurezza e "che siano nuovamente gli organi collegiali a decidere le modalità e le linee di insegnamento all’interno degli istituti. Così come la sanità pubblica - si legge ancora nell'appello - anche l’istruzione ha pagato a lungo il suo pesante contributo attraverso i tagli perpetrati in modo miope e pericoloso da i nostri governi. Secondo i dati dell’Ocse, l’Italia spende per l’istruzione e l’università circa il 3,6% del Pil, quasi un punto e mezzo in meno rispetto alla media degli altri Paesi, pari al 5%. È sotto gli occhi di tutti la condizione inadeguata della maggior parte delle strutture, il numero troppo elevato di alunni per classe, il tasso preoccupante di dispersione scolastica, che nel nostro paese arriva al 14,5%".

"Problemi annosi - proseguono i docenti - già ben radicati prima dell’emergenza Covid 19, ma che oggi emergono in tutta la loro gravità ed evidenziano ancor di più la necessità di investire seriamente e programmaticamente nella scuola. Oggi più che mai, la scuola non può pagare ulteriori scotti, ma deve essere, tanto quanto il lavoro, al centro della ripartenza del Paese, con politiche programmate e investimenti".

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