Presidio per la pace: "La guerra passa da Pisa, dobbiamo agire"

Per il prossimo 25 gennaio è stata annunciata la 'Giornata di mobilitazione internazionale per la pace'. Ecco le richieste al governo italiano

Si rilanciano gli appelli per la pace sul piano nazionale, anche a seguito del raid con cui è stato ucciso il generale iraniano Soleimani da parte degli Usa ad inizio gennaio. Tante associazioni hanno lanciato un appello per una 'Giornata di mobilitazione internazionale per la pace', che cade il prossimo 25 gennaio. A raccogliere l'invito sono state diversi soggetti locali, che hanno così annunciato un presidio in Piazza Vittorio Emanuele per quella data, a partire dalle ore 16.

Nel manifesto raccolto nel pisano si legge che "la guerra è alimentata dalla competizione globale per lo sfruttamento delle risorse naturali (petrolio, gas, acqua, terra, metalli rari) e dal business delle armi. Nel 2018 le spese militari mondiali sono cresciute ancora: oggi ammontano a 1.800 miliardi di dollari, corrispondenti al 2,1% del PIL globale. Mentre crescono i profitti legati alla guerra, aumentano le diseguaglianze: il 50% della ricchezza mondiale è oggi in mano a meno dell’1% della popolazione. La guerra, alla fine, la pagano sempre le classi popolari, le lavoratrici e i lavoratori, con il taglio dello Stato sociale e dei diritti. A causa di conflitti e violenze, lo scorso anno 41,3 milioni di persone erano sfollate nel proprio stesso paese e 3,5 milioni di persone hanno cercato asilo in un altro Stato".

Sul locale: "La guerra non è lontana ma passa vicino a noi. In Italia ci sono numerose basi militari sia della NATO che degli Stati Uniti, tra cui quella di Camp Darby tra Pisa e Livorno. Si tratta del più grande arsenale bellico al mondo fuori dagli USA, al centro di una rete mondiale di spostamento di armi che passa dal porto di Livorno e dal Canale dei Navicelli e che rifornisce gli attuali fronti di guerra in Medio Oriente e in Africa. Non a caso gli Stati Uniti stanno attualmente potenziando Camp Darby, col consenso del precedente governo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa".

Per questo sono state formalizzate una serie di richieste al governo italiano:
- prevenire e impedire l'uso della forza in tutte le crisi internazionali;
- chiedere il rispetto del diritto internazionale da parte di tutti gli Stati e delle stesse organizzazioni sovranazionali;
- non dare l'uso delle basi militari agli Stati Uniti e alla NATO per azioni contrarie al diritto internazionale;
- fermare da subito la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani, come previsto dalla legge 185/90;
- lanciare un piano nazionale di riconversione civile dell'industria militare;
- ridurre le spese militari, bloccando l'acquisto degli F35, per fare investimenti in occupazione, scuola, sanità, alloggi e cura del territorio;
- ritirare i nostri soldati dall'Iraq, dall'Afghanistan e dalla Libia;
- contrastare il ricorso alle sanzioni economiche, che colpiscono soltanto la popolazione civile;
- far chiudere e riconvertire a usi civili le basi militari statunitensi, a partire da Camp Darby, il cui potenziamento deve essere quindi fermato;
- chiudere l'HUB militare nazionale presso l'aeroporto di Pisa e riservare quest'ultimo al solo traffico civile;
- aderire al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, eliminandole dalle basi in Italia;
- sostenere i movimenti della società civile che, nei paesi in guerra o usciti dalla guerra, sono impegnati per la ricostruzione, la democrazia e l'auto-determinazione dei popoli.

I primi firmatari dell'appello nel pisano: Arci - Comitato di Pisa; CGIL - Pisa; Cobas Pisa; Un Ponte Per - Comitato Toscano; Rifondazione Comunista Pisa; Giovani/e Comunisti/e Pisa; Una Città in Comune; Pisa Possibile - Comitato "Gli Spettinati"; Progetto Rebeldia; Associazione Amici e Allievi Scienze per la Pace; Sezioni comuniste "Gramsci - Berlinguer" per la ricostruzione del P.C.I.; SGB; il Chicco di Senape; Casa della Donna Pisa; Comitato No Guerra No Nato; UDU; Distretto economia solidale DES Altro Tirreno; GIGA - Gruppo Insegnanti Geografia Autorganizzati; Cittàperta; Sinistra per...

Aderisce all'appello anche il Sindacato Generale di Base, che "sostiene le mobilitazioni contro la guerra in corso e invita i lavoratori, le lavoratrici, i giovani e i pensionati a non rimanere passivi, la guerra ci riguarda da vicino tutti, per questo bisogna mobilitarci per scongiurarla". Previsto quindi anche un presidio davanti Camp Darby alle ore 11, per una "ricognizione sullo stato di avanzamento dei lavori in corso per il potenziamento della base USA di Camp Darby, principale snodo logistico sul quale si muove la tendenza alla guerra e l’aggressione criminale ai popoli vicini". In seguito numerose realtà della regione si sono date appuntamento al circolo Arci La Vettola di Pisa, per confrontarsi in un’assemblea al fine di "lavorare insieme per dare continuità alla mobilitazione contro la guerra".

Invita ad una diversa mobilitazione Potere al Popolo: "L’attuale governo giallo 'rosso(?)' mantiene intatta la politica estera aggressiva e militarista perseguita in questi anni in maniera bipartisan. Potere al Popolo propone di: chiudere le basi militari USA in Italia; ritirare i contingenti militari italiani all’estero; impedire il  trasferimento di 40 testate nucleari dalla Turchia all’Italia; bloccare l’acquisto degli F35; uscire dalla NATO; bloccare le spese militari dell’Unione Europea. Chi si attarda a scendere in piazza su questi temi con gli alleati sociali e sindacali del Pd, porterà il movimento pacifista ad una nuova, amara sconfitta, come lo è stato per il precedente, sorto contro le aggressioni prima alla ex Jugoslavia, poi all’Iraq ed all’Afghanistan. Sabato 25 gennaio, in occasione della giornata mondiale contro la guerra, saremo al mercato di via Paparelli dalle ore 10 in poi, per parlare di pace con i soggetti che la guerra la subiscono tutti i giorni, grazie alle politiche antisociali e guerrafondaie di USA e Unione Europea, ma anche del Pd e della Lega, due facce della stessa medaglia".

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