L'Arci a Comune e Università: "Si riparta riconoscendo il ruolo strategico degli studenti"

L'associazione chiede una progettualità che punti sulla vivacità culturale della città, non soltanto sull'impatto economico della presenza degli studenti

L'Arci di Pisa entra nel dibattito sulla riapertura dell'Università, cercando di dare un taglio diverso alla discussione e chiedendo nuovi impegni, sia all'Ateneo che al Comune. "Crediamo - scrivono in una nota rivolta al sindaco Conti ed al rettore Mancarella - nel ruolo della cultura come strumento di crescita e di sviluppo del territorio, crediamo nei benefici che l’Università può dare ad una intera comunità come la nostra in termini di consapevolezza e di autodeterminazione. Per questi motivi rifiutiamo di ridurre l’intero dibattito pubblico ad argomenti che niente hanno a che vedere col ruolo strategico dell’Università, dove l’istruzione diviene marginale e il ruolo delle studentesse e degli studenti viene completamente ignorato".

"Da anni l’Università - analizza l'Arci - ha potuto usufruire del lustro derivante dalla presenza di studentesse e studenti che hanno scelto l’offerta formativa dell’Università di Pisa, grazie anche alle politiche del Diritto allo Studio messo in campo dalla Regione Toscana. Allo stesso modo la città di Pisa ha potuto avvantaggiarsi di una economia studentesca che ha permesso alle attività produttive e al mercato abitativo di crescere e svilupparsi, di fare degli studenti e delle studentesse la propria fortuna. La domanda che oggi dobbiamo porci è: dopo questa straordinaria crisi sanitaria, economica e sociale, cosa sono disposti a dare l’Università e il Comune alle studentesse agli studenti della nostra città? E’ dal riconoscimento del valore che le ragazze e i ragazzi rappresentano per la nostra comunità che passa il futuro prossimo di Pisa".

L'associazione si mette al servizio della causa: "Come associazione siamo disponibili a mettere a disposizione i nostri spazi per recuperare aule studio e luoghi di incontro, ci mettiamo a disposizione per sviluppare un progetto più ampio che rimetta al centro il ruolo delle studentesse e degli studenti che vivono la nostra città. Mai più cittadine e cittadini di serie b. La loro presenza conta tanto quanto ogni cittadino di Pisa e per questo che le loro istanze devono essere riconosciute come interlocuzioni strategiche".

Si tratta quindi per l'Arci di "restituire" agli studenti, ma anche alla città, per una integrazione di prospettiva che eviti 'ghettizzazioni': "Crediamo necessario affrontare un programma di proposta e di offerta culturale gratuita che non stia solo dentro il perimetro del centro storico, ma che rilanci anche il ruolo dei quartieri periferici della città di Pisa e del litorale. Per questo motivo crediamo che serva un investimento forte sui trasporti pubblici, più corse e soprattutto gratuite per chi viene a studiare a Pisa e sceglie di spostarsi liberamente per tutta la città, dalla costa al centro, fino alle zone periferiche".

"Il Comune di Pisa - insiste l'Arci - metta in campo un osservatorio sugli affitti che abbia il compito di monitorarne i costi e i contratti, che favorisca, attraverso alcuni interventi economici, la possibilità di bloccare l’aumento degli affitti e che si faccia promotore di una significativa riduzione del costo degli affitti, garantendo ai proprietari che stipulano un accordo quadro con il Comune e le forze sociali, un piano di detassazione degli immobili. Allo stesso tempo favorisca una riconversione sociale degli immobili pubblici e tassi quelli privati immotivatamente lasciati sfitti".

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All’Università l'associazione chiede "di riaprire in sicurezza, laddove le condizioni lo consentano, con protocolli chiari sedute di laurea, corsi di studio, sedute di esame e soprattutto biblioteche e aule studio; di non ignorare la complessa fase economica a cui saranno sottoposte le famiglie di chi ha scelto la nostra Università come luogo di crescita intellettuale e culturale, con un forte taglio della contribuzione studentesca in funzione di una drastica riduzione dei servizi post Covid-19. Conosciamo le difficoltà in cui versa l’Università nel nostro Paese, ma riteniamo che a maggior ragione la battaglia debba essere quella di chiedere al governo e al Ministro dell’Università e della ricerca  (ex rettore di una Università italiana), un aumento dei finanziamenti pubblici per rispondere alla sfida di questa nuova e complessa fase".

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