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Mercoledì, 6 Luglio 2022
Cronaca

Armi per l'Ucraina dall'aeroporto di Pisa, il Covi: "Sostegno militare stabilito dal Parlamento"

Il Comando operativo di vertice interforze fa chiarezza sulla questione sollevata da Usb. Dal sindacato raffica di dubbi e interrogativi

E' intervenuto il Covi - Comando operativo di vertice interforze per fare chiarezza sulla denuncia diffusa ieri dall'Unione Sindacale di Base sulla presenza di armi caricate su un volo di aiuti umanitari in partenza dall'aeroporto civile di Pisa e diretto in Ucraina.
Il Covi, come riportato dalla stampa nazionale, precisa che il presunto rifiuto del personale dell’aeroporto non avrebbe causato alcuna protesta e i lavoratori addetti al carico merci del Galilei si sarebbero limitati a “segnalare il mancato possesso dei requisiti necessari all’effettuazione del caricamento di materiali speciali, manifestando la necessità di specifiche autorizzazioni”. I materiali sarebbero poi stati regolarmente caricati, da altro personale, sul velivolo.
Quanto al carico in questione, il Covi ha precisato che si trattava di parte del sostegno militare per l’Ucraina deliberato dal Parlamento italiano, che era in attesa di essere caricato su un volo civile: il velivolo, un B-737 cargo appartenente a una compagnia aerea autorizzata dalla Nato, è abilitato al trasporto di quella tipologia di merci. “L’attività - ha concluso il Comando operativo di vertice interforze - è stata condotta presso una piazzola di parcheggio civile dell’aeroporto militare Galilei, anziché, come avviene usualmente, all’interno dei parcheggi aeroportuali militari, per l’eccezionale e contemporanea attività di trasporto richiesta dalla situazione in atto”.

Usb con tante perplessità

Sull'intervento del Covi, replica l'Unione Sindacale di Base che pone una serie di interrogativi: "È così che il governo Draghi e le amministrazioni pubbliche locali intendono difendere la pace e mantenere aperti i canali della diplomazia? Ci risulta che i voli dall’aeroporto G. Galilei siano molti di più di quelli dichiarati dal Covi e da Carrai. Che ci dicono Covi e Toscana Aeroporti dell’Antonov ucraino UR – 82029 atterrato lo scorso sabato 12.3 al Galilei e ripartito all’alba del 13.3? Che dicono le pubbliche amministrazioni che siedono nel consiglio di amministrazione di Toscana Aeroporti (Regione Toscana, Comune di Pisa in primis) di questo traffico di armi su aerei civili che dovrebbero essere usati per il trasporto di aiuti umanitari?
Com’è possibile che una struttura del Ministero della Difesa chieda a dei lavoratori ignari del carico da maneggiare e senza alcuna competenza in tema di spostamento di armi ed esplosivi, di effettuare tale operazione? Quali sono i rischi che stanno correndo il personale dell’aeroporto civile G. Galilei, i viaggiatori e gli abitanti di Pisa a causa di questo traffico clandestino di armi e di esplosivi? È così che si intende rilanciare l’attività e l’immagine di un aeroporto fiaccato dagli ultimi anni di pandemia?"
"Domande alle quali se ne aggiungeranno altre nei prossimi giorni, nei quali come organizzazione sindacale valuteremo tutte le forme per garantire la sicurezza e i diritti dei lavoratori, dei viaggiatori e della popolazione circostante il sito aeroportuale - proseguono da Usb Pisa - rimane lo sconcerto e la rabbia di fronte ad una decisione ponderata e coperta dai vertici militari del Ministero della Difesa e da Toscana Aeroporti, smascherata solo dalla coscienza civile di lavoratori che si sono rifiutati di caricare le armi sul cargo".

La sinistra chiede le dimissioni del presidente di Toscana Aeroporti

Sulla questione intervengono anche Una città in comune e RIfondazione comunista che chiedono le dimissioni del presidente di Toscana Aeroporti Marco Carrai. "L’utilizzo di piazzole destinate al trasporto civile e di merci all’interno dell’area Cargo dell’aeroporto di Pisa e la richiesta di impiegare personale di Toscana Aeroporti per il carico di armi e materiale esplosivo rappresentano un salto di qualità preoccupante verso il coinvolgimento diretto dell'Italia nella guerra in Ucraina - affermano i due partiti di sinistra - l’uso di un'infrastruttura importante della città e di lavoratori e lavoratrici civili per scopi bellici è un fatto gravissimo. Ma ancor più grave è che Toscana Aeroporti, a conoscenza della operazione, l’abbia autorizzata secondo quanto riportato dalla stampa: lo stesso presidente della società, Marco Carrai, ha confermato l’accaduto, affermando semplicemente che la cosa non si ripeterà. Una risposta inaccettabile, che vorrebbe sminuire quanto accaduto. Il nostro paese è di fatto in guerra con la Russia, a causa della decisione del governo Draghi di inviare armi all’Ucraina. Quanto accaduto all’interno dello scalo pisano lo conferma. In uno stato di guerra (anche se non dichiarato) si cancellano tutte le procedure regolari e le autorizzazioni necessarie, mentre le regole della sicurezza diventano un fattore secondario, arruolando il personale e trasformando le infrastrutture civili in pezzi della macchina bellica. Da giorni denunciamo che Pisa è diventata la piattaforma per la guerra nel nostro paese, senza che si sappia nulla di cosa effettivamente venga caricato sugli aerei in partenza, che scopriamo addirittura non essere solo militari. Sosteniamo i lavoratori e le lavoratrici che si sono opposti a caricare le armi e riteniamo che la loro azione non solo vada sostenuta, ma debba essere di esempio per tutti coloro che dichiarano di opporsi alla guerra".
"Occorre però al contempo che chi ha autorizzato questa operazione se ne assuma tutte le responsabilità, a partire dai vertici di Toscana Aeroporti - proseguono da Una città in comune e Rifondazione comunista - il presidente Carrai deve dimettersi immediatamente per questa assurda forzatura. Chiediamo inoltre che i soci pubblici, dal Comune alla Regione, chiariscano subito se erano a conoscenza di questa operazione e infine che il sindaco Conti riferisca urgentemente alla conferenza dei capigruppo su quanto accaduto".

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