Blitz nei boschi fra Livorno e Pisa: bloccato traffico di droga, 11 custodie in carcere

E' l'operazione 'Colline Bianche'. I Carabinieri hanno documentato anni di scambi nella 'centrale di smistamento' fra Rosignano Marittimo, Santa Luce e Riparbella

La vista dall'elicottero. Sotto i ripari nel bosco

Era un punto di rifornimento intermedio fra grossisti e spacciatori al dettaglio. La zona, i boschi fra Rosignano Marittimo (Livorno), Santa Luce e Riparbella (Pisa), era presidiata con bivacchi e riparti di fortuna, dimora di 11 uomini di nazionalità marocchina. Il loro traffico di droga andava poi a riversarsi nel mercato della droga di tutta la Val di Cecina. Ma adesso è finita. 

Su ordine della Procura di Livorno, che ha diretto le indagini, i Carabinieri della Compagnia di Cecina in Livorno, Rosignano Marittimo, Santa Luce, Riparbella e Lucca, con il supporto dell’Arma territorialmente competente, dei Nuclei Cinofili di Firenze e San Rossore, del Nucleo Elicotteri di Pisa e del Battaglione 'Toscana', hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Livorno, nei confronti di 11 indagati ritenuti responsabili di traffico illecito di sostanze stupefacenti in concorso. Il provvedimento è stato emesso a conclusione dell’indagine codificata 'Colline Bianche', condotta dal N.O.R.M. della Compagnia cecinese ed avviata all’inizio del 2018.

Sono stati documentati, in quasi 3 anni di indagine, episodi di spaccio al dettaglio di cocaina e marijuana, pressoché quotidiani, da parte degli indagati nei confronti di numerosi acquirenti, per un volume d’affari di decine di migliaia di euro. Le osservazioni sono partite dal controllo del territorio, con i militari che nel tempo hanno notato soggetti italiani e stranieri approvvigionarsi di stupefacenti nelle aree boschive del rosignanese, al confine con la provincia pisana. Glòi accertamenti ultimi sono stati eseguiti in piena emergenza Covid-19.

I maghrebini avevano attrezzato le loro dimore anche con torrette di avvistamento, erette tra gli alberi. In questi bivacchi, in pessime condizioni igienico-sanitarie, gli indagati a rotazione alloggiavano conducendo i loro traffici illeciti. Per gli appuntamenti con i loro acquirenti avevano a disposizione delle utenze telefoniche cellulari che lasciavano stabilmente all’interno dei loro ricoveri, una sorta di 'call center' che il cliente sapeva di poter contattare quando aveva bisogno di rifornirsi di stupefacente.

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