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Cronaca

Aumenti mensa universitaria: Sinistra Per replica al Dsu

Le precisazioni del gruppo studentesco

"A seguito del nostro comunicato relativo all’aumento delle tariffe mensa, constatiamo, a mezzo stampa, la risposta del DSU Toscana. Ci pare tuttavia una risposta al solo titolo del comunicato piuttosto che al suo contenuto. Non critichiamo infatti solo la fascia da 8,50€, come il suddetto comunicato lascia intendere, bensì l’intera manovra. Qualunque sia il motivo di questa risposta parziale, ci sentiamo in dovere di approfondire la nostra visione". Prosegue il botta e risposta tra Sinistra Per e l'Azienda Dsu Toscana sugli aumenti dei costi per la mensa universitaria.

"Vogliamo fare notare alla Regione e al DSU Toscana che è falsa l’affermazione per cui 'le tariffe della mensa non sono toccate da 15 anni'. Nel 2008 (ossia quindici anni fa), infatti, vi era un’unica tariffa comune all’intera comunità studentesca di 2,50€, incrementata a 3,00€ nel 2011. Solo l’anno successivo si introduce il modello progressivo per classi di ISEE, inserendo 3 fasce (2,80€ - 3,00€ - 4,00€) - sottolineano dal gruppo studentesco - a ciò fa seguito la riforma del 2017, che ha portato, con un aumento del numero di fasce,  al modello attualmente in essere in cui la tariffa massima è di 4,50€ e che sta per essere incrementata nuovamente oggi, 2023, a 8,50€ (+89%), unitamente ad altri sensibili aumenti (e non 'piccole maggiorazioni'), dal 29% al 67%. Supponiamo però che tutto questo il DSU lo sappia già, avendo il suo consiglio di amministrazione deliberato in merito negli anni".

"Ma se anche si volesse ragionare della sola fascia da 8,50 €, non si può fingere che vi ricadano solo soggetti che dispongono di un ISEE superiore a 100.000 €. Infatti, ricade in questa fascia chiunque non lo presenti, che a Pisa costituisce circa metà della popolazione studentesca. Immaginiamo quindi che il DSU Toscana pensi che oltre la metà della popolazione studentesca non abbia bisogno di un pasto a un prezzo ragionevolmente calmierato, e che la suddetta metà abbia un ISEE 'elevatissimo', come definito dal DSU. O forse le ragioni per cui non si presenta l’ISEE sono molteplici e vanno dalla scarsissima informazione su come funzioni lo strumento fino all’impossibilità materiale di calcolarlo per le più disparate motivazioni? Vogliamo veramente fare leva economica su questa fetta di popolazione? Abbiamo la certezza che tutte le decine di migliaia di persone iscritte all’Università di Pisa che non presentano l’ISEE siano davvero così abbienti? - si chiedono da Sinistra per - a questo si aggiunge un’ulteriore considerazione: gli aumenti di tariffa che andranno a riguardare queste fasce di popolazione studentesca (a cui si aggiungono studenti in Erasmus, provenienti da altri Atenei o stranieri) saranno un disincentivo che inevitabilmente ridurrà da parte loro la frequenza a mensa, dal momento in cui un pasto acquistato presso privati avrà un prezzo minore. Nel lungo termine ci appare inevitabile che la riduzione dell’utenza del servizio mensa determinerà un calo delle entrate, con la conseguente genesi di un circolo vizioso che porterà la qualità del servizio a scendere".

"Sebbene sia l’unico strumento utilizzato, l’ISEE poi non è un indicatore accurato della capacità contributiva di un nucleo familiare, non lo è mai stato e per questo non riteniamo sia corretto usarlo per creare queste disparità di spesa, in particolare quando si tratta di beni primari come un pasto" concludono.

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