Cronache dalla zona rossa: bar e caffetterie del centro in lotta contro la crisi

Pochi clienti, incassi praticamente azzerati, chiusura anticipata a metà pomeriggio: la realtà di bar e caffetterie è drammatica

(foto d'archivio)

Metti una soleggiata mattinata di metà novembre, con la temperatura frizzante tipica dell'autunno pisano. A cose normali l'asse centrale della città sarebbe stato un brulicare continuo di studenti universitari in sella alla bicicletta diretti verso le lezioni, impiegati indaffarati per gli impegni della giornata, pensionati seduti sulle panchine inondate dal sole e mamme a spasso con i loro bambini nei passeggini. Istanti di vita quotidiana completamente stravolti dalla nuova ondata di emergenza provocata dal Coronavirus, che ha imposto alla Toscana il passaggio alla cosiddetta 'zona rossa' e l'attivazione di un lockdown che di soft, stando a quello che raccontano i locali desolatamente vuoti di bar e caffetterie, ha ben poco.

E' sufficiente percorrere l'asse che da Borgo porta fino a Piazza Vittorio Emanuele per comprendere la realtà della città: se in quella che fino a otto mesi fa era la zona più movimentata di Pisa, il presente è praticamente immobile, figuriamoci come possono essersi trasformate le aree meno centrali. Basta spostarsi in via Benedetto Croce, per i pisani 'la via dei licei', per comprenderlo più nel dettaglio. Serena Gasparri tiene aperto il suo Outsider Cafè "più per onor di firma e per il desiderio di non rimanere chiusa in casa. Perché, parliamoci chiaro: il lavoro è azzerato e gli incassi sono irrisori".

Dopo un assaggio di ritorno alla normalità, da più di una settimana le abitudini dei clienti sono nuovamente mutate. I tavolini posizionati davanti agli ingressi per impedire l'accesso nei locali, oppure entrate limitate ad un paio di avventori per volta per evitare code, assembramenti e involontari scambi degli arcinoti 'droplet'. Caffè versati nei bicchieri di carta da consumare fuori, cornetti e tramezzini imbustati insieme ai tovaglioli. "Non c'è più il rito della colazione e neppure il piacere di scambiare qualche parola sull'attualità - spiegano i baristi - l'asporto vero e proprio non lo chiede praticamente nessuno".

Un caffè al volo consumato sul marciapiede o sotto i loggiati, "in piedi o seduti scomodamente - sottolineano Andrea e Alessandro Siena del Caffè Siena in Corso Italia - adesso le temperature cominciano a essere più rigide la mattina. I clienti si fermano mal volentieri". L'unico transito che ancora resiste nei locali del centro è quello degli impiegati degli uffici privati e delle banche che non svolgono lo smart working, mentre quello legato all'attività scolastica come ci dice Serena Gasparri "è cancellato". Ecco perché la maggior parte degli esercenti è d'accordo nell'affermare che "il Governo ha attuato una misura decisamente scorretta nei confronti del nostro settore. Un'apertura di questo tipo comporta quasi esclusivamente perdite e spese. Non è un caso che diversi locali abbiano scelto di tenere la serranda abbassata e riprendere l'attività quando ci sarà un allentamento delle restrizioni".

E guai a nominare le parole 'ristori' e 'credito a fondo perduto', perché le invettive contro il Governo proseguono: "Aria fritta. Un minimo di sostegno è arrivato dal Comune, anche se si tratta di una goccia nel deserto. La verità è che siamo da soli nella prima linea della resistenza dei piccoli imprenditori. E sia chiaro: la precedenza alla salvaguardia della salute e delle vite umane non è in discussione. Ma la protezione dalla crisi economica dovrebbe viaggiare di pari passo".

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