Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Beni comuni a Pisa, si può fare: "Si segua la delibera di Napoli"

Lettera aperta del Municipio dei Beni Comuni al sindaco di Pisa per applicare in città una politica simile a quella decisa dal sindaco di Napoli De Magistris

Si riaccende il dibattito sui beni comuni e la gestione del patrimonio immobiliare abbandonato a Pisa, dopo la delibera del Comune di Napoli che apre ad una gestione unitaria di determinate strutture per un "uso civico", "costituzionalmente orientato" all'interesse generale.

Protagonista del rilancio del tema è il Municipio dei Beni Comuni, che a livello locale torna a parlare dell'ex colorificio e del Distretto 42: "Apprendiamo con soddisfazione che il Comune di Napoli ha approvato la delibera che riconosce e inserisce gli spazi dell'ex Asilo Filangieri nei luoghi della cultura destinati alla fruizione collettiva e all'iniziativa civica. Non solo: l'atto originario costituente di questa esperienza, cioè l'occupazione, è riconosciuto nella delibera come impulso positivo e propositivo per questa scelta politica virtuosa della giunta De Magistris".

Un precedente importante, che può fare scuola: "Da questa vicenda possiamo facilmente dedurre che un sindaco, in nome dei valori della carta costituzionale, può dare in assegnazione diretta spazi pubblici destinati, altrimenti, al degrado e all'abbandono. Ribadiamolo: se c'è la volontà politica è possibile adottare provvedimenti amministrativi positivi, 'che perseguono finalità non economiche e di profitto, ma di crescita culturale e personale dei cittadini', come ricorda l'ex vice-presidente della Corte Costituzionale Paolo Maddalena".

"Tutto questo - commenta il Municipio - è evidentemente inammissibile per la nostra amministrazione, che si nega da anni di fronte al movimento plurale che si è raccolto innanzi alle lotte per i beni comuni e il riutilizzo a fini sociali del patrimonio immobiliare dismesso. A Pisa infatti, negli ultimi anni, si sono susseguite diverse esperienze di rigenerazione urbana di spazi abbandonati, a formare un movimento complesso e irriducibile che ha riconosciuto nello spazio sociale una possibilità di gestione di un luogo come bene comune".

Gli attivisti denunciano un atteggiamento cedevole contro i poteri forti del Comune: "Ricapitoliamo i vostri silenzi - proseguono - quelli di un Comune assente, supino di fronte ai poteri forti, sordo di fronte a un movimento di portata nazionale. Abbiamo dimostrato una possibile inversione di rotta rispetto alla speculazione di una grossa multinazionale come la J-Colors, la quale ha acquistato il Colorificio Toscano esclusivamente per sussumerne il marchio, delocalizzando in seguito la produzione. Negli spazi dell'ex Colorificio Liberato non solo si è riunita la Costituente dei Beni Comune, quell'esperimento, embrionale e perfettibile, di riconoscimento giuridico dei beni comuni, ma a pochi giorni dallo sgombero coatto di quell'esperienza, ai cancelli dell'ex fabbrica il prof. Ugo Mattei, animatore di quel percorso giuridico e di lotte, ribadiva come costituzionalmente possibile l'atto dell'esproprio di quel bene, a uso e vantaggio di tutta la città. Quel vostro silenzio fu pesantissimo, a fronte della possibilità concreta di attuare un processo di riutilizzo di un bene tutt'ora abbandonato e recintato con il filo spinato".

Poi l'esperienza della ex caserma di via Giordano Bruno: "Potevano essere molteplici gli strumenti giuridici e amministrativi che il Comune avrebbe potuto mettere in campo per assicurare alla città un parco pubblico di oltre 4mila mq e tre palazzine riutilizzabili grazie all'auto-recupero: il dispositivo del federalismo demaniale, i protocolli di intesa tra comune, demanio e ministero della difesa, un'assegnazione diretta alle associazioni; tutte pratiche diffuse nel nostro territorio italiano, tranne che nella città della torre pendente".

Nulla è andato in porto. "Prendiamo atto ogni giorno di più della cecità della nostra amministrazione, arroccata su posizioni fallimentari e su fantomatici 'progetti di mandato', mentre si potrebbe semplicemente applicare la carta costituzionale. Riaprire uno spazio e restituirlo alla città è una pratica virtuosa contro la desertificazione che questa giunta sta portando avanti in tutti questi anni, per questo ribadiamo che la delibera di giunta del comune di Napoli costituisce un precedente che non si può ignorare, tutt'altro, deve entrare a far parte dello strumentario di ogni comune e segnare una prima battuta d'arresto ai disegni speculativi, ai mega-piani di alienazione del patrimonio pubblico, agli sgomberi coatti di esperienze che concorrono concretamente alla valorizzazione del corpo vivo della città".

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