Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

La Bibbia di Calci torna a casa: dal San Matteo alla Certosa

Il trasporto è stato reso possibile grazie all'intervento, a titolo gratuito, del Corpo Guardie di Città. Il prezioso codice miniato, risalente al 1168 circa, sarà esposto in teche e potrà essere ammirato da turisti e visitatori

La Bibbia di Calci è tornata all'interno della Certosa nel Museo di storia naturale e del territorio dell'Università di Pisa.
Grazie al Corpo Guardie di Città il codice miniato pergamenaceo, composto di quattro volumi (il primo codice ha 185 carte, il secondo 205, il terzo 238 e il quarto 231) fino ad oggi conservati nel Museo nazionale di San Matteo di Pisa, ora è stato trasferito nell’ex monastero certosino della Val Graziosa alle pendici dei monti pisani nel Comune di Calci.

Su indicazione del comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Pisa Col. Andrea Brancadoro, la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Artistici, Storici ed Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno ha chiesto al Corpo Guardie di Città, in forma gratuita vista la mancanza di fondi, di trasferire i quattro antichi manoscritti risalenti al 1168 dal Museo di San Matteo, luogo dove sono stati custoditi negli ultimi anni, alla Certosa di Calci.
Tutta l’operazione di trasferimento è stata effettuata sotto la supervisione della Dott.ssa Russo, che ha coordinato le operazioni ed ha personalmente espletato tutti gli adempimenti burocratici.

In particolare le opere trasferite alla propria sede naturale, la Certosa, sono quattro volumi di una Bibbia risalente al 1168 circa, opera destinata all’esercizio del Culto e che è stata poi a mano a mano trasferita alla Certosa di Calci a seguito dei vari avvicendamenti ecclesiastici che hanno portato anche al variare delle competenze dei territori.corpo guardie di citta? certosa calci-2
Tra le più antiche opere di ambito pisano pervenuteci, se ne conosce la data di esecuzione (1168), il committente (prebiter Gerardus) e i due autori: Magister Vivianus per la scrittura e Albertus (o Adalbertus) Volterranensis per la miniatura. Ciò ne fa, per antichità e per pregio, uno dei capisaldi della storia della miniatura italiana. Tale opera è sicuramente una dei più importanti oggetti custoditi all’interno della Certosa e segno della devozione popolare e del fiorire dell’azione monastica che si era particolarmente sviluppata in tutto il Medioevo.


Il trasferimento è avvenuto grazie al Corpo Guardie di Città che ha accompagnato gli antichi manoscritti dal luogo di custodia al luogo di destinazione, loro dimora abituale e finale, dove verranno gelosamente sistemati in teche realizzate grazie alla generosità di istituzioni locali che hanno interamente finanziato le spese.

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