Buoni spesa anche per i non residenti: "Decideremo in Giunta"

L'assessore al Sociale, Gianna Gambaccini, apre all'ipotesi di allargare la platea dei destinatari ai domiciliati. A chiedere misure "più inclusive" anche la Caritas. Aumentano intanto i nuovi poveri

"Ne parlerò con il Sindaco e la Giunta, la decisione deve essere collettiva". E' quanto affermato ieri, 20 aprile, nel corso della seconda Commissione Consiliare del Comune di Pisa, dall'assessore al Sociale e presidente della Sds pisana Gianna Gambaccini in relazione alla richiesta di rivedere il criterio della residenzialità nell'assegnazione dei buoni alimentari. Una richiesta avanzata da diverse associazioni del territorio e ribadita, nel corso della seduta, dal direttore della Caritas diocesana di Pisa, don Emanuele Morelli.

"C’è bisogno di pensare a risposte più inclusive - dice  Morelli - che non lascino fuori nessuno". Secondo Morelli il criterio della residenzialità sarebbe discriminatorio. Un aspetto che, nel ragionamento del direttore della Caritas, emerge mettendo a confronto il Comune di Cascina e quello di Pisa: "A Pisa - prosegue Morelli - il criterio della residenzialità è stringente a Cascina no e c’è stata attenzione anche a chi è domiciliato sul territorio. E' poco logico che le stesse persone con le stesse caratteristiche in alcuni casi abbiano diritto al buono e in altri no. E' vero che era necessario fare presto ma ci sarebbe piaciuto se ci fosse stata maggiore sinergia nell'elaborare i criteri di assegnazione".

Una richiesta che ha ricevuto l'apertura dell'assessore che ha però sottolineato come "la residenza è una situazione tracciabile, il domicilio è un criterio aleatorio. Potrebbero ad esempio esserci persone che chiedono il buono spesa a Pisa, dicendo di essere domiciliati nel Comune, e fare poi la stessa cosa a Cascina". 

Aumentano i nuovi poveri

Nel corso della seduta don Morelli ha anche sottolineato come "dall'inizio dal lockdown si sono rivolte alla Caritas circa 350 nuove persone, che non avevamo mai seguito precedentemente. Nei primi 15 giorni erano in particolare giostrai, circensi, gestori di lunapark e ambulanti. Nelle ultime settimane stanno invece arrivando tutta una serie di persone che prima dell'emergenza lavoravano a nero e che ora non hanno più un reddito. Altra fragilità che emerge è quella dei minori che chiedono in particolare supporto scolastico e aiuti nella didattica a distanza: mancano computer e connessioni a internet. Le scuole si impegnano ma la risposta spesso è lenta". Aumento dei nuovi poveri che emergerebbe anche analizzando le richieste di buoni spesa (quelli comunali) avanzate dai cittadini alla Sds: "Fino a venerdì scorso - afferma Gambaccini - abbiamo assegnato 470 buoni ad altrettante famiglie, tutte sconosciute ai servizi sociali". 

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Un osservatorio permanente sulle povertà

Tra le richieste avanzate dalla Caritas anche quella di istituire un osservatorio permanente sulle povertà formato da istituzioni, associazioni e terzo settore con l'obiettivo di "dialogare sulle misure necessarie per affrontare l'emergenza sociale" post Coronavirus. "Un organismo del genere - conclude la Gambaccini - è già operativo presso la Sds. Coinvolgeremo maggiormente Caritas e terzo settore".

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