Caccia al cinghiale estesa oltre i confini ordinari

Da ottobre i cacciatori con i cani potranno estendere l'azione alle 'aree non vocate' per prelevare gli animali. Appello di Confagricoltura e preoccupazioni di Oipa

Caccia al cinghiale anche nelle 'aree non vocate', cioè le aree prossime a quelle in cui la pratica è consentita. Parte da domani l'operatività della delibera dello scorso luglio della Giunta Regionale, che permetterà da domani 1 ottobre (fino al 31 dicembre) ai cacciatori di prelevare gli animali in braccata (con i cani) oltre i confini ordinari, fino a 400 metri. Il motivo è quello della riduzione degli ungulati, in quanto, si legge nel documento, "i danni da cinghiale all'agricoltura avvengono maggiormente nelle aree non vocate rispetto a quelle vocate".

Sono previsti vari criteri, come l'avviso dell'azione con almeno 48 ore di anticipo e un arco temporale segna i giorni possibili come il lunedì e il giovedì, con inizio
dopo le ore 10. "Le aree di intervento - specifica ulteriorimente la Regione - saranno prioritariamente quelle colpite da danni all'agricoltura da parte del
cinghiale nel corso del 2020". 

Confagricoltura Toscana è soddisfatta, ma lancia un appello ai cacciatori: "Bene questo tipi di caccia, ma va praticata con attenzione: gli interventi devono essere mirati e risolutivi, eseguiti in sicurezza e nel rispetto del mondo agricolo" afferma il presidente Marco Neri. "Consentire la caccia al cinghiale non solo nei boschi ma anche in zone dove prima era vietata, quelle limitrofe ai campi coltivati, con presenza di aree boscate e cespugliate dove è difficile l'esercizio risolutivo di altre forme di caccia, può essere efficace. Ma è uno strumento - specifica Neri - che deve essere usato con criterio: non bisogna dimenticare che in queste aree ci sono più realtà che devono convivere, i cacciatori e chi nei campi ci lavora. Non tutti gli agricoltori potrebbero inoltre gradire la presenza di mute di cani sui loro terreni". 

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L'Oipa, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, è di tutt'altro avviso: "La Regione Toscana sembra ignorare che ogni anno, oltre alle vittime animali, si aggiungono le vittime umane dell'attività venatoria - osserva il presidente Massimo Comparotto - aggiungere le 'aree non vocate' alla caccia al cinghiale, e cioè, come si legge nella delibera, le aree cespugliate e boscate che offrono rifugio ai cinghiali, costituisce un maggior rischio per i cittadini e una limitazione alla libera circolazione. Da domani, fare una passeggiata o un'escursione in anche nelle 'aree non vocate' sarà a proprio rischio e pericolo. Invece di ricorrere a metodi alternativi non cruenti, come la sterilizzazione, per la gestione della popolazione del cinghiale, la cui crescita è stata determinata da immissioni forzate sul territorio, si scatenano le doppiette mettendo a rischio la pubblica incolumità".

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