Pisa e il suo Capodanno: simbolo di splendore, parola di esperta

Alma Poloni, docente di Storia medievale all'Università di Pisa, sabato 23 marzo terrà una conferenza sulla potenza e sulla ricchezza della Repubblica Marinara nel 1300

Si avvicina a grandi passi la data del 25 marzo sul calendario: un giorno come un altro per tutti, o per lo meno per chi non abita nella provincia di Pisa o non sente particolarmente il legame con la sua terra natale. Perché per chi è nato o risiede all'ombra della Torre e nella provincia pisana, il 25 marzo è una data speciale: l'inizio del nuovo anno, il momento nel quale sulle rive dell'Arno si cancella idealmente da tutte le agende il numero dell'anno 'gregoriano' per apporvi quello 'ab incarnatione', tradizionalmente utilizzato dalla Repubblica Marinara pisana nel corso dei secoli del suo splendore e del suo dominio.

Un periodo che, attraversando crisi e fasi più favorevoli, ha consentito a Pisa di elevarsi a guida dello sviluppo commerciale e culturale della penisola tra l'undicesimo e il quattordicesimo secolo. Il 1300 nella corrente più popolare è considerato come il secolo del declino definitivo di Pisa e del suo potere: la professoressa Alma Poloni, docente del corso di Istituzioni di storia medievale presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del sapere dell'Università di Pisa, tenterà di dimostrare invece il contrario nella conferenza di sabato 23 marzo che si terrà a Palazzo Gambacorti (ore 17, Sala Regia).

'L'economia di Pisa nel 1300: una città in crisi?' è il titolo dell'incontro che l'amministrazione comunale ospiterà per divulgare e consentire la conoscenza di un periodo storico che, in tantissime fonti, viene considerato come una fase molto buia e declinante della potenza pisana sul Tirreno e nel Mar Mediterraneo. "Pisa era una città molto viva e fiorente fino al momento della caduta finale sotto la dominazione fiorentina", spiega la professoressa Poloni. "E' giusto affermare che la conquista da parte di Firenze - prosegue - nel quindicesimo secolo rappresenta una cesura epocale nella storia di Pisa. Ma è sbagliato sostenere che già nel 1300 la città soffrisse di impoverimento e diminuzione del potere. Proprio in quel secolo Pisa arrivò molto vicina alla definitiva sconfitta dei rivali".

Uno degli aspetti peculiari della Repubblica Marinara pisana era la scelta del calendario con il quale scandire il tempo: i notabili repubblicani scelsero di adottare il calendario 'ab incarnatione', nel quale il primo giorno dell'anno era indicato nel 25 marzo, giorno dell'incarnazione di Gesù nel ventre della Vergine Maria. "Anche Firenze aveva adottato questo calendario - spiega Alma Poloni - ma invece di uniformarsi alla scansione temporale pisana (che individuava il Capodanno con l'inizio della gestazione della Madonna), posero l'inizio dell'anno al 25 marzo successivo, cioè idealmente tre mesi dopo la nascita di Gesù. Per questo motivo nei documenti arrivati fino a oggi le date fiorentine e pisane mantengono un anno di differenza: Pisa era avanti di un anno".

"Non esistevano festeggiamenti particolari per l'inizio del nuovo anno", conclude la docente del Dipartimento di Civiltà e Forme del sapere. "Le celebrazioni erano prettamente religiose, senza alcuno sfondo 'secolare'. Le feste come vengono intese oggi sono molto più recenti". "Ciò che più mi preme sottolineare in concomitanza con l'esaltazione di un momento storico così importante per la città, come il Capodanno Pisano - aggiunge - è che la storia di Pisa, nella sua unicità e particolarità, non terminò con la conquista fiorentina. E' una banalizzazione storica che non tiene conto delle contingenze che portarono a questo fatto, e soprattutto non considera tutta la storia successiva di Pisa".

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