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Cappella di Sant'Agata: il Comune ne vuole fare uno spazio espositivo

Sarà il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze a predisporre il progetto di recupero del bene, attualmente in stato di degrado, che si trova nelle vicinanze della chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno

Un accordo tra Comune di Pisa e Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze per realizzare un'indagine conoscitiva sulla Cappella di Sant’Agata, con l'obiettivo di predisporne un progetto di recupero e restauro che ne faccia sede espositiva-culturale. E' quanto prevede una determina firmata nei giorni scorsi dal dirigente comunale Marco Guerrazzi.

Il bene, di proprietà comunale, si trova nelle immediate vicinanze della chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno e si trova in stato di degrado. "Per poter inserire il progetto nel Piano delle Opere Pubbliche - si legge nella relazione allegata alla delibera - è necessario uno studio conoscitivo del manufatto per arrivare successivamente alla definizione dei singoli interventi di restauro". Un compito che svolgerà dunque il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, grazie al finanziamento comunale di 15mila euro.

La Cappella di Sant'Agata

Il monumento si trova nelle immediate vicinanze della chiesa di S. Paolo a Ripa d’Arno, alla quale rimase collegata fino al XVI secolo, per poi passare sotto la gestione di monache benedettine del monastero adiacente. Fu probabilmente edificata nel 1063 per celebrare la presa della città di Palermo, dedicandolo alla Santa martire di Catania. Tuttavia la prima attestazione scritta dell'esistenza della cappella è del 1132. Ha struttura ottagonale in laterizio articolata da pilastri, archi includenti trifore, archetti sottotetto e copertura piramidale. All'interno conserva resti di decorazioni murali del XII secolo. La scelta della pianta centrale ottagonale, e il periodo di costruzione (che quindi era il XII secolo) suggerisce come architetto Diotisalvi.

Fino alla Seconda guerra mondiale, la cappella era inserita in un chiostro che ne impediva la visione dall'esterno. Dopo i bombardamenti del 1943, l'edificato circostante andò distrutto e nel piano di ricostruzione si scelse di non ricostruirlo ma lasciare la cappella in un'area destinata a verde pubblico.

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