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Il punto di vista giuridico / Centro Storico / Via Enrico Fermi, 27

Cariche della Polizia sugli studenti, si iniziano a valutare azioni legali. In migliaia attesi al corteo di oggi

Con un incontro pubblico promosso da Arci Pisa, i ragazzi coinvolti nei fatti del 23 febbraio e le loro famiglie si sono confrontati con avvocati sulle questioni legali che hanno animato il dibattito pubblico negli ultimi giorni

La settimana successiva al corteo pro Palestina di venerdì 23 febbraio a Pisa, culminato nelle violente cariche della Polizia sui manifestanti, è stata un susseguirsi di iniziative, tra assemblee, presidi e incontri con gli studenti e le studentesse colpiti singolarmente e come comunità, per elaborare gli avvenimenti e per mostrare solidarietà.

Nella sola giornata di venerdì 1 marzo si sono tenuti un'assemblea del collettivo studentesco comunista Cambiare Rotta, un presidio in largo Ciro Menotti e un incontro pubblico presso il circolo cittadino 'Alhambra', promosso da Arci Pisa, che ha permesso ai ragazzi coinvolti negli eventi e alle loro famiglie di confrontarsi con tre avvocati che hanno fornito risposte alle questioni legali su cui il dibattito pubblico si è soffermato negli ultimi sette giorni.

Gli avvocati Andrea Callaioli, Francesco Cerri e Andrea Di Giuliomaria, messisi a disposizione degli studenti e delle famiglie coinvolte anche per seguire eventuali decisioni di intraprendere azioni legali, hanno come prima cosa sciolto il dubbio più grande su cui politici e media hanno dibattuto in questa settimana, e cioè la legalità del corteo del 23 febbraio. Lo stesso ministro dell'Interno Piantedosi, nella sua informativa a Camera e Senato di giovedì 29 febbraio, ha giustificato il comportamento dei poliziotti asserendo che la manifestazione fosse nata "in totale violazione della legge, senza nessun preavviso da parte degli organizzatori".

"Due sono le leggi a cui si fa riferimento per capire come mai si parli di illegalità per questo fatto: una è l'articolo 17 della Costituzione, nella sezione che disciplina diritti e doveri dei cittadini - esordisce l'avvocato Andrea Callaioli - dove si sancisce il diritto di riunione dei cittadini se ciò avviene 'pacificamente e senz'armi' e che specifica che 'delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità,'. L'altro prinicipio, che stride con quanto appena detto, è contenuto nel Testo unico delle leggi della pubblica sicurezza, un testo regio e dunque emanato precedentemente alla Costituzione italiana, dove l'articolo 18 recita che 'I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico, devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al questore'".

"Tuttavia - presegue Callaioli - si parla di preavviso e non di richiesta di autorizzazione e l'omissione massima che si può riscontrare è quella di mancata comunicazione. Del resto, anche in questi casi se il questore può intervenire per vietare la manifestazione o per scioglierla, là dove già in corso, puà farlo solo fornendo una spiegazione legittima, la cui natura è quella che ritroviamo nel già citato articolo 17 della Costituzione 'per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica'".

Un altro elemento di contorno giuridico attorno a cui inquadrare gli avvenimenti del 23 febbraio è la liceità del comportamento della Polizia. "Il funzionario di pubblica sicurezza che si trovava in piazza quella mattina, delagato dal questore, se aveva ritenuto lo svolgimento del corteo di una pericolosità tale da procedere a ordinare cariche di alleggerimento sui manifestanti avrebbe dovuto preventivamente eseguire un procedimento preciso - ha spiegato l'avvocato Di Giuliomaria - indossare la fascia tricolore per permettere ai manifestanti di farsi riconoscere in modo inequivocabile e anticipare l'ordine di carica con tre richiami ad alta voce".

E continua, sul significato della notizia relativa al fascicolo aperto dalla Procura di Pisa: "Le ipotesi di reato con cui è stata aperta l'inchiesta sono lesioni e violenza privata. L'inchiesta è appena iniziata e non è detto che sfoci in un processo, nè che lo faccia con le stesse ipotesi di reato con cui è cominciata. Tutto dipende dagli elementi probatori che verranno raccolti nel corso dell'indagine. Se trascorrono tre mesi dall'apertura del fascicolo, oltre i quali non pervengono querele, il Pubblico Ministero procede all'archiviazione dello stesso".

Il corteo di sabato 2 marzo

L'inquadramento giuridico di ciò che è avvenuto sarà utile anche per comprendere i confini entro cui si muoveranno le prossime proteste studentesche, a partire da quella che dalle 14 di sabato 2 marzo si svolgerà, con concentramento in Piazza Vittorio Emanuele II, su iniziativa del Coordinamento degli studenti medi di Pisa. Di tale corteo è stata data comunicazione alla Questura di Pisa nelle scorse ore, specificando che il percorso interesserà il centro storico fino a Piazza dei Cavalieri. 

Il corteo è stato preparato attraverso due partecipate assemblee pubbliche tenutesi nei giorni scorsi, per dare poi comunicazione della nuova discesa in piazza 'contro bombe e manganelli'. Le prime sono un chiaro riferimento al motivo politico della protesta: contro le guerre e contro le tantissime uccisioni di civili palestinesi per mano dell'esercito israeliano; i secondi sono il simbolo di quella che gli studenti hanno più volte definito "repressione sistemica dovuta proprio alla natura politica della nostra protesta, argomento su cui hanno tentato di non farci esprimere anche durante la Terza commissione consiliare a cui siamo stati invitati a partecipare mercoledì scorso".

Si attendono migliaia di persone presenti in piazza oggi pomeriggio a Pisa, con studenti che arriveranno anche da altre province toscane in soldarietà e al fianco degli studenti pisani nelle motivazioni che li portano a proseguire con le mobilitazioni. 

L'altra notizia delle ultime ore, mentre i genitori iniziano a valutare la decisione di agire legalmente contro chi "ha preso a botte i nostri figli con un utilizzo della violenza oggettivamente sproporzionato rispetto a una manifestazione pacifica", è quella dell'auto-identificazione degli agenti di Polizia presenti in piazza la mattina del 23 febbraio. La comunicazione è giunta tramite una nota del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e i nomi degli agenti sono contenuti in una informativa che la Questura di Pisa ha inviato alla Procura: 'I poliziotti impiegati in divisa e con il casco protettivo durante la manifestazione del 23 febbraio a Pisa hanno contribuito fattivamente alla loro specifica individuazione. Le risultanze sono state trasmesse all'autorità giudiziaria' recita la nota.

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