Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

25 Aprile: mascherine e distanza sociale per ricordare la Liberazione

Un appuntamento che si è svolto seguendo le prescrizioni dovute all'emergenza Covid-19: presenti il sindaco, il presidente della Provincia e il presidente provinciale Anpi

Una cerimonia del 25 Aprile particolare quella che si è svolta questa mattina davanti a Palazzo Gambacorti. L'emergenza sanitaria per la pandemia da Coronavirus in corso ha costretto anche la città della Torre, come il resto d'Italia, a celebrare la Festa della Liberazione alla presenza di pochissime autorità. Così il sindaco di Pisa Michele Conti, il presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Ghimenti e il presidente provinciale Anpi Bruno Possenti, rigorosamente a distanza e con la mascherina (tolta solo nel momento del discorso istituzionale), hanno ricordato l'importanza di questo giorno in una cerimonia introdotta dall'Inno di Mameli e depositando una corona di allora alla lapide in memoria dei caduti.

"Tante volte si è discusso del valore e dell’importanza di questa giornata nel 'calendario civile' del Paese. Per anni questa data è stata motivo di scontro e divisioni. Ora, dopo 75 anni da quei fatti, credo sia giunto il tempo per affrontare una riflessione pacata, condivisa e non conflittuale, affinché i valori di libertà e democrazia che contiene questa giornata possano essere sempre più condivisi da tutti gli italiani - ha affermato il sindaco Conti - molti osservatori nel descrivere il periodo che stiamo vivendo hanno parlato di 'guerra', perché simile alla guerra è la paura che ci costringe a combattere contro un nemico che causa morte, lutti e disperazione. Si è citato la 'prima linea', rappresentata dalle istituzioni sanitarie, ospedali in primo luogo, che hanno accolto migliaia di persone colpite da questo virus letale; e si è parlato giustamente di 'eroi' a proposito dei tanti medici, infermieri e personale sanitario a tutti i livelli che ha lottato per salvare uomini e donne al rischio della vita propria e dei propri cari. Voglio cogliere questa occasione per ringraziarli tutti e dimostrare l’affetto e la vicinanza della comunità di Pisa verso il personale dell’ospedale di Cisanello, i medici di base, il personale paramedico e infermieristico e tutti quanti si sono prodigati per la nostra salute. Un pensiero pieno di vicinanza e di cordoglio alle famiglie che hanno perso i propri cari in queste settimane. Così come voglio che arrivi un saluto a tutte le persone che ancora oggi stanno lottando per sconfiggere questa malattia, a loro va l’augurio di trovare le forze e lo spirito giusto per superare questi momenti difficile".

"È una situazione quella che stiamo vivendo inedita e certo non aspettata. La nostra generazione e quelle precedenti ci credevamo immuni dalla guerra per come l’avevano conosciuta i nostri padri e i nostri nonni e per come l’avevamo studiata nei libri di storia - ha proseguito il primo cittadino - tuttavia, quella della 'guerra' è una metafora che ha un suo senso e che può aiutarci a capire meglio, come dicevo, anche la ricorrenza che stiamo celebrando oggi. Se veramente, ora come allora, siamo in guerra, è il momento di trovare i punti di unione piuttosto che le divisioni. E questo è un compito che spetta in primo luogo alle forze politiche, a tutte le forze politiche, alle associazioni, al mondo della cultura e alla società civile. Alle istituzioni spetta il compito di rappresentare la Repubblica e celebrare ogni ricorrenza ufficiale, ma questo da solo non basta. Non è bastato in questo lungo dopoguerra che ha garantito al popolo italiano libertà, sviluppo e democrazia e non può bastare nemmeno quando sarà finita questa 'guerra' con il nemico invisibile quando, finalmente, ognuno di noi potrà riprendere in mano la propria vita. C’è bisogno, dunque, di una riflessione ancora più approfondita e mi auguro che, chiusi nelle nostre case, con le attività ferme e una vita sociale forzatamente impedita, si possa fare ordine sui valori, principi e le priorità che per il futuro potranno definire le nostre vite individuali e collettive".

Conti ha poi ricordato le celebrazioni dello scorso anno che furono dedicate alla figura di Italo Bargagna, primo sindaco di Pisa dopo la Liberazione. "Allora rimarcai le doti dell’uomo che fu prima uomo delle Istituzioni e poi uomo di parte, tutto dedicato alla ricostruzione della città uscita distrutta dalla guerra. E’ così che interpreto, oggi, il mio ruolo da sindaco di Pisa - ha evidenziato Conti - oggi come allora, di fronte a un periodo altrettanto incerto e difficile, dobbiamo tutti trovare le energie e le forze per la ricostruzione e limitare al massimo le ragioni di divisione. La nostra città deve sollevarsi il più rapidamente possibile da questa dura crisi e per farlo ha bisogno delle energie e delle intelligenze di tutti. La storia di Bargagna e di quella generazione insegna che invece si può ricominciare da subito".

conti - angori - possenti 25 aprile 2020-2"Penso che nessuno di noi, come uomini delle Istituzioni, avrebbe mai pensato di celebrare questa importante ricorrenza della storia del nostro Paese, vivendola nel periodo di pandemia da Covid19 - ha affermato il presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori - eppure è così e questo tuttavia non ci impedisce di riaffermare con forza, oggi più che mai, i valori democratici, quali uguaglianza, lavoro, pace e solidarietà propri della nostra Costituzione, propri del significato più profondo della Festa della Liberazione, e ottenuti grazie alla Resistenza partigiana. Una Resistenza che abbiamo imparato ad esercitare anche noi, in questo periodo di isolamento sociale, non perdendo, come popolo, la nostra identità e prodigandoci in vari modi a fronteggiare questa emergenza sanitaria, a cui si collega quella economica, con cambiamenti improvvisi e inaspettati nelle nostre vite globalizzate e frenetiche. Una moderna Resistenza di cui sono espressione i volontari e tutte le componenti del volontariato, anime insostituibili di questa emergenza , senza il cui contributo anche le nostre istituzioni sarebbero di fatto azzoppate nel sostegno alle comunità e ai cittadini. Una moderna Resistenza portata avanti dai medici, da quelli andati in pensione e ritornati in corsia richiamati dal loro senso etico del dovere, e talvolta caduti sul campo per la causa; una moderna Resistenza di tutti gli infermieri e gli operatori sanitari impegnati in turni massacranti a combattere il Covid19; la Resistenza moderna e toccante di tutte quelle famiglie che hanno perso i loro cari, senza la possibilità di poter rivolgere loro il commiato che la nostra cultura riserva ai defunti".

"Una Resistenza - ha proseguito Angori -che tuttavia possiamo trasformare in Resilienza, facendo sì che da questo frangente storico il nostro Paese, e l’Europa, rialzino la testa ispirandosi ai principi che sono alla base della nostra Costituzione: principi di solidarietà concreta e uguaglianza sociale, di unità tra popoli, che ci consentano di rinascere, più forti di prima, riappropriandoci nell’intimo di questi valori che si erano andati via via sbiadendo, in una consumata quotidianità. Abbiamo l’opportunità unica di ricostruire, a partire da questa esperienza, un futuro che tenga conto di questi elementi, che vada oltre le barriere delle differenze tra popoli e Paesi". "E come istituzioni abbiamo la responsabilità di fare scelte coraggiose, improntate alla ripartenza dell’economia locale e, contemporaneamente, alla tutela del bene primario della salute pubblica di cittadini e lavoratori. Abbiamo il dovere di interrogarci, anche come istituzioni locali, sull’erogazione di servizi scolastici più moderni e funzionali, sia dal punto di vista della didattica che della logistica, abbiamo il dovere di cercare forme più giuste e applicabili di stato sociale, abbiamo il dovere come popolo di essere uniti e solidali, con quelle forme e quei semplici gesti di spontanea generosità e di reciproco sostegno che sono stati inesauribili note di colore in questo periodo, a tratti cupo, in cui tutto è diventato incerto e sospeso". "Sfide - ha concluso Angori - che fanno parte del nostro prossimo futuro; e che dobbiamo accettare per il bene dei nostri figli, delle nostre comunità, del nostro Paese, consapevoli che uniti, con il supporto di tutte le altre istituzioni, oltre ai Comuni e alle Province, dallo Stato alla Regione, possiamo vincerle attraverso una rinascita, e tornare a dare voce, con nuova forza, ai principi fondanti della nostra Costituzione, che oggi celebriamo".

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