Centrale a biomasse a Coltano, il Parco: "Ok al progetto dopo il parere dell'Avvocatura dello Stato"

L'Ente ricostruisce in una nota l'iter che ha portato alla concessione dei permessi per la realizzazione dell'impianto. Prima il diniego, poi il via libera al progetto presentato dall'azienda dopo il parere dell'Avvocatura dello Stato

Un momento dell'assemblea pubblica a Coltano

Un primo rifiuto motivato con il fatto che la destinazione d'uso dell'immobile scelto per l'impianto non fosse "idonea allo sviluppo dell'attività". Poi il semaforo verde al progetto presentato dall'azienda, dopo il ricorso al Tar di quest'ultima e il parere dell'Avvocatura dello Stato, che riteneva il diniego dell’Ente "non giustificato". Il Parco di San Rossore ricostruisce così, in una nota, l'iter amministrativo che ha portato alla concessione dei permessi per la realizzazione dell'impianto a biomasse a Coltano.

"Quando nel 2014 - scrive il Parco - un’azienda agricola di Coltano ha presentato domanda di autorizzazione per l’attivazione di un impianto a biomasse, l’Ente Parco ha in un primo momento negato il nulla osta perché riteneva che la destinazione d’uso dell’immobile scelto per l’impianto non fosse idonea allo sviluppo dell’attività. Dopo il ricorso al Tar da parte dell’azienda richiedente, su parere dell’Avvocatura dello Stato, che riteneva che il diniego dell’Ente non fosse giustificato, l’amministrazione ha rinunciato a costituirsi in giudizio, giacché non vi erano obiezioni di natura urbanistico-edilizia che potessero impedire il rilascio dell’autorizzazione".

Permessi rilasciati però con alcune specifiche prescrizioni, proprio in considerazione del fatto che l'impianto a biomasse sorgerebbe all'interno di un'area protetta. "La centrale - sottolinea il Parco nella nota - dovrà essere alimentata per l’80% da materiale (cippato) proveniente dalla zona dell’area protetta a sud dell’Arno e, prima di poter costruire, l’azienda dovrà dimostrare in via preventiva di poter fare ciò concretamente, adducendo quale prova la stipula di contratti con i soggetti che lo producono". Una prescrizione che "serve anche per prevenire ulteriori impatti derivanti dalla eccessiva circolazione di mezzi pesanti su lunghe tratte".

"Tra il 2010 e il 2011 - prosegue la nota del Parco - l’Ente ha voluto introdurre nei propri piani di gestione alcuni elementi di novità, alla luce delle direttive comunitarie e delle leggi regionali e nazionali che regolano la produzione di energia da fonti rinnovabili, e sulla base di ricerche alle quali hanno contribuito anche esperti dell’Università di Pisa". Linee guida in fatto di energie alternative che vengono definitivamente approvate nel 2012 e che "hanno consentito all’Ente di adeguarsi, permettendo a numerosi soggetti di poter ottenere autorizzazioni per il posizionamento di impianti di tale natura, contribuendo così, in modo significativo, al loro sviluppo".

Le norme del Parco prevedono infatti "che in ciascuna delle tre macroaree del Parco (la zona a nord del Serchio, la parte centrale tra il Serchio e l’Arno e la zona a sud dell’Arno) sia possibile realizzare non più di un singolo impianto con una potenza massima di 1 megawatt, ovvero strutture di dimensioni inferiori ma comunque fino al raggiungimento della potenza complessiva di 1 megawatt prevista per la macroarea". 

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