Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Salta il centro estivo dell'asilo nido di San Rossore: genitori infuriati

La Regione assicura di non avere responsabilità, il Comune non risponde alle mail. Le famiglie rimangono per il momento senza una soluzione

Bambini senza centri estivi e famiglie in enorme difficoltà nella gestione quotidiana del lavoro e dell'accudimento dei figli. La situazione critica si è creata all'indomani della notizia inaspettata della cancellazione dei campi estivi dedicati ai bambini tra i 12 e 24 mesi frequentanti l'asilo nido di San Rossore. I genitori della sezione 'Medi' dell'istituto in due mail inviate al Comune e alla Regione ricostruiscono la vicenda e sottolineano le problematiche legate a questo situazione. Tutto è partito, scrivono, "a causa di problematiche burocratiche relative al processo di bando per la realizzazione dei campi estivi per l'età 0-3 anni e all'ordinanza 53/2021 del 4 giugno 2021 della regione Toscana, per un cavillo legato alla mancata deroga alla concessione degli spazi da parte del comune  di Pisa per il mese di luglio". 

I genitori proseguono: "I gravi problemi che questa anomalia rischia di comportare si stanno per riversare sulle spalle di tutti i bambini e di noi genitori, in un periodo storico dove le famiglie sono state già duramente messe alla prova dalle difficoltà psicologiche e organizzative connesse alla recente pandemia unitamente ai gravi problemi economici che questa stessa ha comportato. La fascia di età in questione è estremamente delicata ed è necessario che in tempi stretti l'intera situazione venga chiarita e affrontata".

"Non è possibile che, per cavilli burocratici, ai bambini di 0-36 mesi sia precluso il diritto alla continuità degli spazi, dei processi di socializzazione con i compagni con i quali si è instaurato un rapporto di conoscenza duratura - denunciano le famiglie dei bambini - e soprattutto del processo educativo condiviso con gli educatori ed educatrici con i quali i nostri bimbi vivono un rapporto di fiducia e inserimento sociale costruito con premura e attenzione nel corso di questi anni. E non è ammissibile che i genitori si vedano costretti a dover scegliere se sacrificare i propri piccoli e inserirli in un nuovo contesto di cui nessuno, né genitori né bambini, conoscono la realtà effettiva, oppure sacrificare il proprio lavoro e magari trovare soluzioni in ambito familiare". Un'aggravante alle difficoltà già elencate è che "quest'anno tra i bambini colpiti da questa situazione esiste anche un caso di disabilità grave certificata (legge 104 articolo 3 comma 3) che rende particolarmente odiosa questa cavillosità ostinata, visto che nel caso specifico oltre alla continuità educativa verrebbe a mancare anche il prezioso supporto da parte del personale qualificato di sostegno presente nell'asilo (la famiglia in questione non potrà nemmeno contare sul valido aiuto della fisioterapista di fiducia che sarà in ferie nel mese di luglio)".

La risposta della Regione

Alla prima mail inviata dai genitori al Comune di Pisa e alla Regione Toscana ha risposto l'assessore regionale all'Istruzione Alessandra Nardini, che ha espresso alcune precisazioni in merito ai cavilli burocratici evidenziati dalle famiglie. "Per prima cosa, per amore di chiarezza, voglio dire che quella situazione non ha niente a che fare con l'ordinanza 53 della Regione Toscana o con un eventuale cavillo burocratico regionale e spiego perché. La normativa generale prevede giustamente che le attività educative rivolte a bambine e bambini nella delicata fascia di età che va da tre mesi a tre anni, possano essere svolte solo da soggetti qualificati, autorizzati dai Comuni ad operare come servizi educativi per la prima infanzia (ai sensi della normativa regionale dpgr 41/r/2013), oltre che dai Comuni stessi come titolari, ma non necessariamente gestori diretti, di servizi educativi per la prima infanzia. L'ordinanza regionale la ribadisce per il periodo estivo, ma non introduce niente di nuovo, nessuna restrizione che non ci fosse anche lo scorso anno".

"I nostri uffici hanno interloquito con quelli del Comune di Pisa - continua Nardini - e hanno appurato che il mancato svolgimento delle attività presso il Nido San Rossore nel periodo estivo, dipendono da una specifica scelta dell'Amministrazione Comunale che nulla ha a che fare con l’ordinanza 53: il Comune ha infatti disposto che il calendario di funzionamento del nido in questione preveda la fine delle attività al 30 giugno. Essendo il nido comunale gestito da una cooperativa privata grazie ad un appalto e avendo l’appalto scadenza al 30 giugno, la cooperativa semplicemente non ha titolo per operare oltre tale termine senza apposita autorizzazione ad operare quale servizio educativo per la prima infanzia o senza proroga del funzionamento delle attività del nido e dell'appalto a questo legato. Ecco quindi chiarito che la Regione non ha alcuna responsabilità di questa situazione".

La seconda mail dei genitori

A distanza di pochi giorni dalla prima richiesta di chiarimenti inoltrata a Palazzo Gambacorti e a Firenze, i genitori dei bambini della sezione 'Medi' dell'asilo nido di San Rossore hanno scritto una nuova mail, per evidenziare la rinnovata mancanza di attenzione da parte delle istituzioni. "Il problema è la concessione dello spazio comunale che formalmente scade il 30 giugno e quindi a luglio la cooperativa Paim non avrebbe l’autorizzazione che la regione Toscana richiede esplicitamente per poter eseguire i campi solari 0/3 anni" si legge nel testo diffuso dalle famiglie.

"Abbiamo chiesto una spiegazione e soprattutto un aiuto - proseguono i genitori - perché a così poco tempo (sarebbero dovuti iniziare il 5 luglio) trovare una soluzione idonea alternativa è praticamente impossibile: sia perché bambini così piccoli non possono ambientarsi rapidamente in uno spazio nuovo e con educatrici nuove, sia perché gli spazi per loro disponibili sono a gestione privata quindi con una spesa notevole. La soluzione resta quindi tenerli a casa con una baby sitter o l’uso di giorni di congedo da parte dei genitori".

"In un periodo economicamente difficile come questo dove in più le occasioni di socializzazione per i bambini sono state limitate, privarli anche di questo spazio e costringere le famiglie a una spesa del genere ci pare tutto fuorché supporto alla famiglia.Questo problema chiaramente si ritrova in tutti gli asili a gestione indiretta di Pisa e quindi le famiglie coinvolte sono molte più di quanto si pensi" denunciano i genitori. "Non è ammissibile lasciarsi prendere dallo sconforto per non aver ricevuto risposta dall'amministrazione, ad una richiesta così delicata come è la nostra. Non è ammissibile perché se si accetta il fatto che la nostra amministrazione possa arrogantemente ignorare i temi così delicati sollevati, si snatura e si indebolisce il personale senso civico. E il nostro senso civico, come genitori, è importante per educare. E perché ignorare noi, è ignorare i bambini di pochi mesi che subiranno tutte le difficoltà del dover rinunciare ai campi estivi o di dover inserirsi in gruppi nuovi a loro completamente estranei, con educatori sconosciuti e senza le amicizie che stanno formando i loro primissimi passi nella socialità".

"Al di là della tecnicità del problema, e anche al di là del fatto che possano esserci o non esserci validi motivi per negare ai bambini la continuità del percorso del nido, quello che è grave e che non è ammissibile sopportare, è il silenzio di fronte alla richiesta di aiuto che abbiamo portato al comune. E non lo sopportiamo e ribadiamo. Vogliamo che sia chiaro il perché dei bambini così piccoli devono pagare un qualche prezzo. E non un piccolo prezzo: la loro età è delicatissima. Chiediamo che questa difficoltà venga superata, e che i bambini possano per questa estate, usufruire del diritto alla continuità, quello sì, ricordato in più punti nella delibera regionale citata".

La richiesta delle famiglie è chiara e ben specificata: "Siamo dunque a chiedere una soluzione urgente per cercare o di prorogare la concessione alla cooperativa Paim o di concedere il campo 0/3 anni almeno a quei bambini che già frequentano il nido. Crediamo che una amministrazione che voglia davvero tendere la mano alle famiglie non debba negarsi davanti a una richiesta di aiuto come questa e anzi abbia il dovere di cercare e trovare in modo costruttivo una soluzione. Questa è la seconda mail che mandiamo agli organi competenti, alla dottoressa Munno e al Sindaco. Speriamo che non venga ignorata come la prima ma si intervenga con proposte concrete e urgenti in aiuto dei più piccoli della nostra città".

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