Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Riordino provincia, la CGIL denuncia: "A Pisa sistema medievale di privilegiati"

All'avvicinarsi della fine delle province la Federazione Provinciale della CGIL denuncia una gestione del personale non trasparente, votata a favorire i fedeli dei vertici dirigenziali a scapito degli altri lavoratori. Nel mirino il direttore generale

Al centro del dibattito c'è il futuro dei circa 400 dipendenti della Provincia di Pisa. Nessuna chiara prospettiva è stata ancora tracciata per i lavoratori delle varie funzioni, ma nell'attesa dei provvedimenti del Governo Renzi Marco Menicucci della FP CGIL Pisa definisce la gestione del personale come "un sistema medievale di vassallaggio, dove si premia chi giura fedeltà. Hanno capito che il destino della Provincia è segnato e stanno sparando gli ultimi colpi per sistemare se stessi e il loro entourage".

Menicucci si riferisce anzitutto all'accordo di mobilità  firmato il 19 dicembre 2012 fra il sindacato e la Provincia di Pisa. Nell'atto, stipulato proprio in vista delle difficoltà che sarebbero giunte, si prevedeva che ogni movimento di personale dovesse essere concertato e motivato, in pratica che si prevedessero procedure di selezione interne trasparenti, rispettose delle competenze degli operatori. La FP CGIL sostiene invece che "ci sono stati spostamenti di imperio, senza consultazioni, e crediamo noi che siano stati provvedimenti punitivi per chi non stava nei ranghi".

Decisioni formalmente corrette, in quanto "la legge permette ai dirigenti di decidere l'organizzazione degli uffici. La realtà però è che si sfrutta questo potere per sistemare in posizioni più sicure i propri fedeli, in vista della scadenza degli apparati politici provinciali". La spiegazione di Menicucci è semplice: fra le tante competenze della Provincia ci sono funzioni più rilevanti di altre, come ad esempio la viabilità, l'edilizia scolastica e l'assetto del territorio. Se si ricopre un ruolo in questi ambiti è più difficile che, una volta divenuto operativo il riordino delle province, si rischi un provvedimento penalizzante. Ciò avverrebbe anche in senso contrario, cioè favorendo i lavoratori privilegiati con l'assegnazione di incarichi e relative indennità di posizione organizzativa.

A dimostrare ed aggravare questa situazione ci sarebbero anche i costi che la Provincia sostiene per mantenere la figura del direttore generale. Sempre Menicucci: "Se da un lato non si è stati capaci di chiudere il contratto decentrato 2013 per i lavoratori da 200mila euro, da un caffè al giorno per ogni dipendente, il presidente Pieroni ha attribuito al direttore Palagi un premio di produttività per il 2012 di cui non si sa l'importo. Si parla di 18/20mila euro. Dovrebbe essere pubblicato sul sito della Provincia, ma non c'è". Questione trasparenza sollevata anche per i rimborsi spese: "Pieroni ha speso per il 2013 698 euro, tutti rendicontati. Il direttore generale 8800, senza indicazioni. Sicuramente saranno spese necessarie, ma sono utili?".

"A livello generale il problema nell'amministrazione pubblica - conclude Menicucci - sta nel clientelismo, nella corruzione, negli eccessi su appalti e consulenze, non nei lavoratori. Lo stesso direttore generale doveva coordinare i dirigenti, non firmare gli atti, non è un dirigente lui stesso. Supportiamo la Rsu e conduciamo la nostra battaglia per difendere i diritti di questi lavoratori che hanno il contratto bloccato da 5 anni. Non sono stati rispettati degli accordi, stiamo attivando gli avvocati per rivolgerci al Giudice del lavoro".

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