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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

La Cgil punta il dito contro il Verdi: "Il teatro sfrutta il lavoro dei precari"

Insieme alle rappresentanze dei lavoratori, il sindacato sottolinea anche le criticità del bando di selezione del nuovo direttore generale

Dubbi e perplessità. E anche il sospetto che dietro le quinte di un nuovo bando di assunzione ci sia una chiara volontà politica. Cgil e le rappresentanze sindacali dei lavoratori del Teatro Verdi vogliono tenere alta l'attenzione sull'operato dell'ente di via Palestro, perché dalla fine dell'estate sono accaduti alcuni fatti che hanno evidenziato diverse criticità. La prima, più vistosa secondo il rappresentante Cgil Massimo Basilei, Giovanni Bruno (Cobas) e gli esponenti Rsu del Teatro Marco Gabellieri, Nicola Savazzi ed Elisabetta Ripetti Pacchini, è il ricorso a maestranze prive di qualifiche stipendiate con contratti da precari.

"Il direttore artistico Enrico Stinchelli ha scelto di condensare in tre settimane, a settembre, tre kolossal dell'opera lirica verdiana - spiegano dalla sede della Cgil - una scelta che non discutiamo sul piano prettamente artistico: starà alle recensioni esprimere valutazioni pertinenti. Sul piano lavorativo, però, questa strada ha condotto all'ipersfruttamento di una quindicina di lavoratori precari, costretti a rimanere in teatro anche più di 10 ore al giorno. Per contratto queste maestranze non potrebbero svolgere più di 7 ore lavorative al giorno. Siamo nel campo dell'illegalità". Dalla Cgil esprimono un'ulteriore perplessità legata a questa scelta di Stinchelli, "che lo stesso direttore ha rivendicato come il futuro dei teatri italiani. Non si può puntare alla riduzione dei costi di produzione sulla pelle dei lavoratori. Per l'allestimento della trilogia tra le maestranze mancava la figura dello scenogradfo, mentre alla gestione delle luci è stato assegnato un ragazzo di 20 anni privo di qualsiasi requisito. Ben vengano le nuove leve all'interno del personale, ma devono avere un curriculum e delle competenze adeguate al ruolo. Non si può applicare al teatro un'idea 'pseudo liberista' senza avere conseguenze e ripercussioni".

Una di queste, secondo le rappresentanze dei lavoratori, "potrebbe essere il calo della qualità del Teatro Verdi. Con conseguente perdita di appeal nei confronti dei professionisti e del pubblico e la crisi lavorativa delle maestranze". Dalla Cgil arriva poi la seconda stoccata in direzione della Fondazione Teatro, che sul suo sito ha pubblicato il bando per la selezione e l'assunzione del nuovo direttore generale, in scadenza nella giornata di sabato 9 ottobre. "Scorrendo le competenze richieste dal bando - affermano i sindacalisti - viene il forte sospetto che il documento sia stato prodotto soltanto dopo aver individuato la figura alla quale destinare questa mansione. Parliamo di un ruolo chiave all'interno del Teatro Verdi, non di un subalterno che può incidere marginalmente. Basti notare il compenso indicato per la figura: 70mila euro, per i quali non è stata specificata la fonte".

I dubbi di Cgil e Cobas riguardano il nome di "Massimiliamo Simoni, responsabile nazionale dei teatri di Fratelli d'Italia. Già nella scorsa primavera, quando gli venne assegnata la direzione del Pisa Scotto Festival, sollevammo perplessità e critiche nei confronti di un politico che nulla ha a che fare con la tradizione della città e delle sue istituzioni teatrali. Abbiamo il forte sospetto che il nuovo direttore generale del Teatro Verdi sarà lui. Gradiremmo che la strada percorsa dalla Fondazione Teatro per la crescita dell'ente, sia a livello dirigenziale che culturale, fosse improntata all'eccellenza qualitativa. Invece sembra che si segua la strada della politica".

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