Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Chiesa di San Francesco, Diritti in Comune: "Il restauro non può attendere oltre"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Qualche giorno fa l'arcivescovo Benotto ha lanciato l'ennesimo appello affinché il restauro della chiesa di San Francesco possa finalmente cominciare. Tre anni sono trascorsi dal crollo parziale del tetto di questo edificio, che fino ai primi dell'Ottocento ospitava due capolavori di Cimabue e Giotto oggi al Louvre. Dal settembre 2015 ad oggi l'edificio è stato puntellato e messo in sicurezza, ma nient'altro è accaduto. La Fondazione Pisa ha garantito quasi subito il finanziamento, ma la proprietà della chiesa e del chiostro è spartita tra demanio e Comune, e qui le cose si complicano. L'avvio dei lavori è stato bloccato da incredibili cavilli burocratici.

Come è noto, dalla caduta del tetto parte il processo di ruderizzazione di un bene immobile. Il crollo totale delle coperture della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, nel cuore di Roma, ci ha ricordato la fragilità del nostro patrimonio culturale e il dovere, sancito dalla Costituzione all'articolo 9, di preservarlo e di farlo bene: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” La manutenzione è fondamentale, ma aimè non dà gloria, non quanta se ne possa ricavare da tagli di nastri e inaugurazioni, è un'attività oscura e silenziosa e quindi quantomai rara in un mondo in cui si conta solo chi appare. In città molti edifici storici, e tra questi molte chiese, si trovano in difficili condizioni di salute e necessiterebbero urgenti interventi conservativi.

In questo caso i finanziamenti ci sono, le competenze pure: il restauro della chiesa di San Francesco non può attendere oltre e così pure il restauro del suo chiostro, che da almeno dieci anni minaccia di crollare coinvolgendo la splendida Sala del Capitolo, affrescata nel 1392 da Niccolò di Pietro Gerini. Ci appelliamo perciò al Soprintendente di Pisa, che tanto si è speso in questi mesi, affinché riesca a sbloccare una situazione incresciosa, in cui l'attuale come la passata amministrazione continuano a distinguersi per silenzio e scarso interesse.

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